Zucchero: compleanno in concerto a Verona con Paul Young

Zucchero: compleanno in concerto a Verona con Paul Young

Ieri sera, domenica 25 settembre, nel giorno del suo 61esimo compleanno, Zucchero ha tenuto l’ottavo dei suoi undici concerti sold out all’Arena di Verona. Il regalo ai fan però l’ha fatto lui, con quasi tre ore di musica no-stop, più di 30 canzoni, nemmeno un medley e un ospite d’onore che si chiama Paul Young.

Un maxi schermo centrale a forma di cuore, gli occhi del suo “Black cat” ai lati del palco, una torre di legno con un enorme microfono vintage e la scritta “Respect” e quella che Zucchero definisce “probabilmente la band migliore d’Europa” schierata on stage su più livelli. Si apre con “Partigiano reggiano”: l’intro la suonano il pianoforte e il violino e il maxi cuore pulsa a tempo sullo sfondo. Poi l’organo accenna le prime note di una marcia nuziale e arriva “13 buone ragioni”; senza fermarsi si passa a “Ti voglio sposare”, “Ci si arrende” e “Ten more days”, con l’Arena impregnata di luci rosse.

In “Hey Lord” i musicisti formano un coro di voci nere e si uniscono a quella di Zucchero dando alla canzone l’intensità di una preghiera. Dopo la breve introduzione registrata de “L’anno dell’amore”, il pubblico inizia a battere le mani a tempo. C’è il primo stacco strumentale degli ottoni e c’è il primo assolo dell’hammond: Zucchero guarda, ascolta e sorride di gusto, perché i musicisti li ha scelti uno ad uno… e si sente! Un altro momento di grande atmosfera arriva con la chitarra hawaiana che accompagna “Fatti di sogni”. Dopo “La tortura della luna”, Sugar canta “Love again” imbracciando la chitarra, che usa anche per suonare da solo l’intro di “Terra incognita”. La prima parte del concerto si conclude con “Voci”.

Appena la musica si ferma, tutta l’Arena si alza in piedi canta Tanti auguri al cantante: “Questo me lo aspettavo”, risponde, “Tanto per mettermi in imbarazzo. Con questa emozione e con questo romanticismo, se viene una guerra, la perdiamo di sicuro. Il più bel regalo del mio compleanno siete voi e queste undici arene tutte piene”. Subito la festa riprende anche sul palco, con la fisarmonica che guida la band in “E’ un peccato morir” e l’assolo di percussioni in “Vedo nero”. Il pubblico salta senza sosta e rimane in piedi anche per “Baila (sexy thing)”, finché Zucchero non spiega: “C’è una canzone che mi frulla per la testa da quando ho cominciato a suonare, avrò avuto 16 anni, è una canzone che mi è sempre piaciuta e l’ho provata ieri con la band.  E’ dei Creedence Clearwater Revival e mi piacerebbe cantarla stasera”. Il brano è “Long as i can see the light”.

Al termine il cantante si avvicina al suo pubblico, si siede in fondo alla passerella davanti al palco con una chitarra e spiega: “L’ultima volta che non ho suonato per il mio compleanno sarà stata per i miei 20 anni: un giorno tristissimo!” e poi: “C’è una canzone che ho scritto con un amico, che è anche un poeta e una leggenda della musica”, e attacca “Un soffio caldo”, composta insieme a Francesco Guccini. La band lo segue, poi è la volta de “Il suono della domenica”: “Questa è una canzone che avevo scritto dopo il terremoto in Emilia e ora purtroppo ci risiamo”, e di “Hey man” che non era in scaletta ma che i musicisti non hanno problemi a improvvisare.

Zucchero lascia la passerella per tornare sul palco e si prepara a uno dei momenti più movimentati della serata: inizia “Chocabeck” e l’Arena si illumina a giorno con gli accecanti che si accendono e spengono a tempo. Non si riesce a stare fermi. Poi l’hammond impazzisce, gli ottoni gli rispondono e parte “L’urlo”. Sembra impossibile, ma si va in crescendo con “Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle”: dalla prima fila all’ultimo arcovolo, la cantano tutti.

Poi un attimo di buio e “Iruben me” preparano l’Arena alla sorpresa della serata: “Era qui per Verona ed è venuto a trovarmi per il mio compleanno. È un grande amico ed è anche un grande cantante”. Sul palco arriva Paul Young e c’è l’ovazione. Il duetto è “Senza una donna”.

Un abbraccio per salutare l’ospite d’onore e subito la voce registrata di Luciano Pavarotti intona “Miserere”. Sul maxi schermo centrale, le immagini del grande tenore. Zucchero canta con lui e dedica alla sua memoria l’applauso finale, che non finisce più e che deve interrompere per presentare la band: 13 musicisti scelti da Ravenna a New Orleans, da Cuba all’Inghilterra. All’organo hammond c’è Brian Auger: ha suonato con Jimi Hendrix e con i Led Zeppelin; Zucchero lo definisce “The living legend” e consegna nelle sue mani il palco e tutta band per l’intermezzo strumentale che chiude la seconda parte del concerto.

“Con le mani” apre il terzo capitolo del live. Senza fermarsi si passa a “Sono una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica”. Zucchero percorre la passerella e stende il microfono con tutta l’asta verso il pubblico per invitarlo a cantare insieme a lui.

A sorpresa un coro gospel entra dal fondo dell’Arena e cammina in mezzo alla platea cantando l’intro di “Overdose d’amore”, fino ad arrivare al palco. Inizia la canzone, i coristi accompagnano Zucchero e intanto ballano nelle loro tuniche bianche e rosse. Tutta la platea è, ancora una volta, in piedi. Il coro rimane in scena anche per “Diamante” e “Così celeste”.

Dal palco partono dei fasci di luce bianca che illuminano il pubblico durante “Il volo”. Poi canta un gallo, suona una campana e tutti ricominciano a saltare, perché è il momento di “X colpa di chi”, con un assolo di violino in stile Country su finale. L’organo tiene l’accordo a lungo, le mani del pubblico iniziano a vibrare in aria in attesa di quello che sta per succedere e Zucchero canta “Diavolo in me”.

Quando si smette di saltare, il concerto è quasi finito: “Verona, che Dio ti benedica! Noi crediamo nel Blues, il Blues non morirà mai”. E c’e la reprise: mentre la band continua a suonare, Sugar saluta il suo pubblico da tutti gli angoli del palco, poi dà lo stop ai musicisti ed esce di scena. Gli applausi continuano. Lui si fa chiamare per un po’ e torna sul palco portandosi solo le donne della band. Poche parole, molto chiare: “Guai a chi tocca le donne!” e, per fargli una sorpresa, la corista gli canta a cappella “You are so beautiful”, regalando a tutti un momento da pelle d’oca. Poi il live finisce veramente: “Io vi lascio con una piccola canzone e una frase di Marvin Gaye: Ovunque poso io mio cappello, quella è casa mia”. E’ un saluto pianoforte e voce: l’ultimo brano è “Hai scelto me”. Le luci si spengono e Zucchero esce. Sull’asta del microfono resta solo il suo cappello. Per undici serate l’Arena è casa sua.

Gli appuntamenti del Black Cat World Tour di Zucchero all’Arena di Verona continuano stasera, domani e mercoledì.

Simone Bernardi per Radio Italia

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