Vinitaly guarda all’Ue: “Qui possiamo riscrivere la nuova politica …

Vinitaly guarda all’Ue: “Qui possiamo riscrivere la nuova politica …

Düsseldorf, Verona, Bordeaux. E’ questo l’itinerario di chi ha la valigia sempre in mano e il bagagliaio pieno di bottiglie. Se cercate un produttore italiano di vino, da oggi a martedì avrete molte più probabilità di incontrarlo nella città tedesca che con la Prowein dà il via alla stagione delle grandi fiere, piuttosto che nella sua cantina. Tre settimane di pausa per fare rifornimento di etichette, e poi via di corsa a Verona, dove dal 9 al 12 aprile andrà in scena il Vinitaly. Altro break un po’ più lungo (così, magari, si può infilare una trasferta a New York o una cena a Hong Kong), poi tutti ad affilare le bottiglie in vista di Vinexpo, la fiera biennale che calamiterà il mondo enologico a Bordeaux dal 18 al 21 giugno. 

 

Presentata giovedì a Roma, la 51° edizione del Vinitaly punta sempre più su internazionalizzazione, business e digital transformation. «La fiera veronese – ha detto il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina – sarà la capitale della nuova Politica agricola comune, occasione imperdibile per riscrivere le linee a sessant’anni dai Trattati di Roma costitutivi della Comunità economica europea, con la presenza del commissario europeo per l’agricoltura Phil Hogan. A Vinitaly porteremo il Testo Unico del Vino e daremo spazio alla discussione presentando il primo pacchetto attuativo». Il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, ha annunciato «il nuovo piano industriale da 94 milioni di euro di investimenti al 2020», con il quale si faranno interventi sulle infrastrutture e i servizi, ma anche progetti di crescita mirata all’estero e nuove attività con focus su Stati Uniti e Cina. 

«Sarà un Vinitaly che intende proseguire il percorso di crescita delineato in occasione del cinquantesimo anniversario – spiega il direttore di Veronafiere, Giovanni Mantovani -. Saremo ancora più attenti ad agevolare gli incontri business nazionali e internazionali, grazie anche alla presenza di duemila buyers in più rispetto ai 28mila accolti nel 2016, ma senza perdere il fascino di essere un grande evento di comunicazione e di richiamo per i winelovers, a cui dedichiamo Vinitaly in the City». Prima fiera del vino al mondo per superficie espositiva e per numero di operatori esteri, Vinitaly 2017 punta a offrire maggiore internazionalità e innovazione digitale. «Per raggiungere questi obiettivi – spiega Mantovani – ci stiamo attrezzando anche dal punto di vista tecnologico. Infatti, questa edizione di Vinitaly inaugura un progetto pilota di digital transformation che coinvolgerà alcune migliaia di buyer esteri, durante il quale saranno sperimentate soluzioni 4.0 come un’app che ci consentirà di capire il gradimento dei visitatori». 

 

Sul fronte dell’export, «il vino italiano nel mondo continua a crescere, ma possiamo fare di più – dice Mantovani -. Siamo leader negli Usa con una quota del 29% del mercato dei vini d’importazione, ma abbiamo margini di miglioramento sul prezzo medio, visto che negli Stati Uniti una bottiglia francese costa ancora il doppio rispetto a una bottiglia italiana. Sui mercati orientali, specie in Cina, scontiamo ancora barriere culturali e normative, oltre che la mancanza di un sistema di promozione unitario, ma stiamo crescendo e con l’Italian wine channel promosso da Mise, Mipaaf, Ice e Vinitaly per la promozione del vino italiano sul mercato cinese possiamo finalmente fare la differenza». 

 

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