Verona ricorda il prete «martire» ucciso dall’Isis

Verona ricorda il prete «martire» ucciso dall’Isis

Domenica anche Verona ricorderà padre Jacques Hamel, barbaramente ucciso nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia, da due estremisti islamici seguaci del cosiddetto Califfato. Nel suo ultimo scritto padre Hamel, che aveva 86 anni, aveva invitato a pregare per la pace «attenti a ciò che accade nel nostro mondo in questi tempi». E aveva aggiunto: «Possiamo ascoltare in questo tempo l’invito di Dio a prendersi cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano e più fraterno».

Don Roberto Campostrini, vicario generale della Diocesi conferma che l’invito ai sacerdoti, per le omelie delle messe domenicali, è di ricordare la Giornata mondiale della gioventù di Cracovia, dove ieri si è recato papa Francesco, ma anche i sanguinosi fatti di Rouen. «Non solo», commenta don Campostrini, «non dobbiamo dimenticarci nemmeno di tutti gli altri martiri cristiani. L’assassinio di padre Jacques ha fatto notizia perché è accaduto in Europa, ma purtroppo fatti analoghi succedono molto spesso in altre parti del mondo».

Su Verona, al momento non ci sono preoccupazioni eccessive: «Mi pare», afferma il vicario generale, «che finora non ci siano stati segnali di rivalsa religiosa contro i nostri parroci».

«Come credo si sia fatto in tutte le parrocchie, abbiamo già pregato per padre Jacques e per tutte le vittime di questa violenza insensata e lo stesso abbiamo fatto domenica scorsa, dopo le stragi di Nizza e Kabul». A parlare è don Ezio Falavegna, parroco della chiesa dei Santi Apostoli, in corso Cavour, e vicario per le 23 parrocchie di Verona centro. «Questo tragico fatto ci interroga profondamente, e non tanto», sottolinea, «dal punto di vista della sicurezza perché non si possono certo presidiare tutte le chiese… In questo momento l’impegno di noi tutti dev’essere quello di creare una cultura dell’incontro e non certo dello scontro fra religioni. L’obiettivo dei terroristi è il conflitto e non dobbiamo cadere nella trappola, quindi manteniamo la lucidità e impegniamoci di più nella logica dell’accoglienza e del dialogo». La parrocchia dei Santi Apostoli, che tra l’altro ospita un “emporio“ per le famiglie meno abbienti, è già attiva sul fronte della solidarietà.

«Dopo eventi di questo genere», riflette don Falavegna, «aumenta il senso di paura e di sfiducia nel dialogo e ciò rischia di vanificare il cammino fatto finora, per questo sono ammirato dalla risposta della Chiesa francese che chiede di intensificare i momenti di incontro e di condivisione dei valori che accomunano tutte le fedi. Ma l’auspicio», conclude, «è che anche gli islamici diventino sempre più protagonisti e promotori di iniziative di incontro e di dialogo, e non solo nei momenti ufficiali».

A tale proposito, in una nota, l’Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose, cui è associato anche il centro islamico di via Bencivenga-Biondani a Verona, ribadisce la condanna del «crimine gravissimo» avvenuto in Francia. «L’aggressione ad un luogo di culto, ad innocenti, ad un religioso, è, in definitiva un crimine contro tutti noi. Rinnoviamo il nostro impegno», è l’appello finale, dopo aver espresso «vicinanza» alla comunità cristiana, «tutti insieme, non credenti e credenti di tutte le fedi, per far prevalere la cultura della pace e della convivenza che il compianto padre Jacques Hamel ha predicato». E.S. e RI.VER.