Veneto, turismo e distretti sono le chiavi della crescita

Veneto, turismo e distretti sono le chiavi della crescita

Paolo Stefanato

Il Veneto soffre ma reagisce. Dall’avvento della crisi il Pil della regione è sceso di quasi 9,5 punti percentuali, una contrazione superiore al dato medio nazionale. «La crisi ci ha fiaccato pesantemente, ma ci ha anche fortificato», afferma Paolo Zabeo, responsabile dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, uno dei più noti e accreditati centri di ricerche politico-economiche. «Abbiamo invertito la tendenza prima del resto d’Italia. Già dal 2014, la crescita è positiva e, salvo imprevisti, nei prossimi anni dovrebbe attestarsi sopra l’1 per cento. Il tasso di disoccupazione è sceso attorno al 7% ed è il secondo più basso d’Italia dopo quello del Trentino Alto Adige, anche se nel 2007, anno pre-crisi, era quasi la metà: 3,4%».

Il Veneto, tra l’altro, ha la forza dei suoi distretti: aree in cui produzioni e competenze sono omogenee e concentrate, e che producono uno sviluppo organico talvolta superiore a quello della grande industria. «I nostri distretti non solo hanno tenuta, ma hanno incrementato la vocazione all’export»: Zabeo fa riferimento a quelli dell’agroalimentare e del vino (Verona e Treviso), dell’automazione meccanica (Verona, Vicenza e Padova), dell’abbigliamento (Treviso e Vicenza) e dell’arredo casa (Treviso), riferimenti per il made in Italy. Ma, per contro, si sconta un forte calo dei consumi interni che ha penalizzato tutte le attività, ma soprattutto quelle di piccola e piccolissima dimensione, che vivono di domanda interna. «Ma la nostra forza rimane il turismo: con le città d’arte, le terme, le spiagge, il lago e le Dolomiti siamo la prima regione turistica d’Italia e possiamo contare su un’offerta potenziale unica in tutta Europa».

Il Veneto, di questi tempi, ha subito un altro duro colpo: due delle sue principali banche Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono finite in dissesto, con conseguenze pesanti su tutta la popolazione. Osserva Zabeo: «Tra l’azzeramento del valore dei titoli azionari, le perdite patrimoniali e gli aumenti di capitale, a oggi la doppia crisi della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ci è costata 20 miliardi. Solo per fare un confronto, il crac Parmalat ne costò 14. Tra l’aprile di quest’anno e lo stesso mese del 2015, le difficoltà di questi due istituti e di alcune Bcc hanno contribuito a ridurre gli impieghi alle imprese venete del 5%, contro una media italiana del -2,7%. Con meno liquidità a disposizione è molto difficile investire e innovare il nostro sistema economico che ha, come asse portante, le piccole e micro imprese».

Su questi presupposti come si profila il futuro dell’economia della regione? «Con l’instabilità dei mercati finanziari mondiali, la Brexit, il perdurare dell’embargo in Russia e le incertezze legate agli attentati terroristici è molto difficile fare previsioni», ammette Zabeo. «Rimaniamo comunque leader in Italia nel settore turistico, abbiamo una manifattura che si caratterizza per l’elevata specializzazione e un’agricoltura di grande qualità, senza contare che negli ultimi decenni il settore dei servizi sia alla persona sia alle imprese – si è notevolmente affermato. Per contro, scontiamo una durissima crisi del nostro sistema finanziario e registriamo un deficit infrastrutturale materiale e immateriale molto pesante. Se riusciremo a far ripartire la domanda interna, anche attraverso il ritorno degli investimenti pubblici, con un’economia ben equilibrata come la nostra non avremo difficoltà a ritornare a essere la locomotiva d’Italia».

La Cgia è, a suo modo, un «caso»: da realtà periferica rappresentativa degli Artigiani di Mestre, è diventata un centro ascoltato a livello nazionale. Tutto risale all’inizio degli anni Novanta, quando con l’impulso dell’allora segretario Giuseppe Bortolussi fu deciso di dar vita all’Ufficio studi. «L’obbiettivo spiega Zabeo, che oggi ne è il numero uno – era quello di creare un laboratorio di pensiero che desse dignità a un mondo, quello delle piccole e micro imprese, che non era tenuto in considerazione da nessuno. Per poter dare visibilità a questa iniziativa, capimmo da subito che operando in una zona periferica del Paese potevamo superare questo handicap solo puntando sui mezzi di comunicazione nazionali. A distanza di quasi 25 anni possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto».

Il lavoro è organizzato con riunioni giornaliere in cui si discute la rassegna stampa economica. Si scelgono gli approfondimenti, sempre in linea con il mondo del lavoro autonomo e delle piccole imprese. Cavalli di battaglia, da sempre, sono i temi del fisco e della burocrazia, con il ricorso a banche dati nazionali. L’ufficio è composto da una decina di persone, con specifiche competenze. Importantissimo il contatto costante con le aziende, per cogliere il sentiment dei piccoli imprenditori che sono in grado di giudicare, con semplici simulazioni, se un nuovo provvedimento legislativo è in grado di penalizzare o meno le realtà produttive. Una curiosità: i comunicati della Cgia vengono diffusi il sabato. «Sin dall’inizio racconta Zabeo – i nostri associati ci chiesero di uscire sulla stampa la domenica, giornata in cui c’è più tempo da dedicare alla lettura. È diventato un appuntamento fisso anche perché è molto apprezzato anche dai giornalisti, essendo il sabato una giornata meno tesa per le notizie economiche».