Turismo e autotrasporti in allarme: ecco quanto può costare lo stop …

Turismo e autotrasporti in allarme: ecco quanto può costare lo stop …

Qualcuno vede scenari catastrofici, con conseguenze calcolabili nell’ordine dei 10 miliardi. Per altri il «blocco» del valico del Brennero saranno un fastidio, senza conseguenze economiche o commerciali degne di nota. Ma tanti operatori economici della provincia di Bozen-Bolzano il rischio della chiusura del Brennero la temono. E molto.  

 

I numeri del traffico transfrontaliero tra Nord Tirolo e Sud Tirolo sono notevoli. Un terzo delle merci che entrano ed escono su gomma dal nostro paese attraverso le Alpi «investono» il Brennero. Degli 89 milioni di tonnellate di merci che complessivamente transitano ogni anno lungo i nostri confini alpini su Tir, dicono i dati 2013 di Alpinfo-Ufficio federale trasporti svizzero, circa 29 milioni passano per questo valico. Molti di più di quelli che attraversano il Monte Bianco (8,3 milioni), il Gottardo (9,3), il Frejus (10,0), Tarvisio (15,2) e Ventimiglia (17,3 milioni di tonnellate l’anno). Si tratta di almeno 2 milioni di camion ogni anno, verso l’Austria o verso Bolzano e poi Verona. Se poi aggiungiamo anche gli 11,7 milioni di tonnellate di merci che viaggiano su ferrovia, la dimensione complessiva delle merci in transito sul Brennero supera i 40 milioni di tonnellate all’anno. Un allungamento di 2 ore dei tempi avrebbe certamente un impatto sui noli di trasporto.  

 

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Gli artigiani della Cgia di Mestre in una elaborazione di alcuni studi sul trasporto europeo hanno stimato il possibile costo economico della chiusura del valico in circa 9,5 miliardi di euro l’anno, a spese in particolare delle aziende del settore autotrasporti. Una stima che ai più appare assolutamente spropositata. Secondo il professor Marco Ponti, uno dei più noti esperti di economia dei trasporti e docente al Politecnico di Milano, naturalmente molto dipenderà dal modo in cui gli austriaci effettueranno i controlli di frontiera, sempre che il blocco ci sia. «Normalmente sono verifiche svolte a campione – spiega – per quanto riguarda il traffico automobilistico guarderanno sotto e dentro i camion per verificare la presenza di clandestini, e ispezioneranno le automobili con una scontata “profilazione etnica”. Sicuramente ci saranno perdite di tempo, ma dovrebbero essere contenute. Più veloce ancora la verifica a bordo dei treni passeggeri. Ovvio che se gli austriaci volessero verificare meticolosamente tutti i mezzi, la faccenda diventerebbe molto più seria». 

 

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Non sono affatto tranquilli alla Camera di Commercio di Bolzano. Luciano Partacini, direttore dell’ufficio politiche economiche dell’ente, oltre al problema del trasporto – con un possibile aumento dei costi dell’autotrasporto – indica un altro pericolo: quello che riguarda il turismo. Un settore chiave per il territorio, alimentato da 3,5 milioni di arrivi (sui 6 complessivi) attraverso il Brennero. L’ipotesi è che gli austriaci prevedano nel tratto autostradale del valico un limite di velocità di 30 chilometri all’ora e l’obbligo di corsie separate per automobili e camion. «I 30 all’ora – spiega Partacini – causerebbero code e rallentamenti che potrebbero scoraggiare molti turisti, specialmente quelli che fanno escursioni giornaliere o vengono per vacanze brevi. Abbiamo stimato che se soltanto l’un per cento dei turisti che passano al Brennero venisse a mancare, l’economia dell’Alto Adige perderebbe almeno 30 milioni di prodotto interno lordo». Per non parlare di un altro «problemino», ipotizzato dal Presidente di Medici Senza Frontiere Loris De Filippi: la possibile nascita di un campo di profughi a ridosso dalla frontiera sbarrata. È quello che è successo a Idomeni, in Grecia.  

 

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IL CASO –
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LA STORIA –
 “Il mio negozio di sci diventerà il posto di polizia della dogana” (di Davide Lessi)

 

 


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