Tav, non "Tac". E i soldi son sempre quelli

Tav, non "Tac". E i soldi son sempre quelli

Leggo le sciocchezze scritte sulla stampa veneta sul Tav Verona-Padova, che ancora non ha compreso che può esistere una progettazione definitiva senza quella preliminare. A Vicenza la vicenda Tav, tra scarabocchi ed estemporaneità varie ha sorpassato ogni limite di decenza. Non sono nemmeno dilettanti allo sbaraglio, ma soggetti definiti dalla terza legge di Cipolla sulla stupidità. Guardano solo allo scarabocchio, e per niente alla situazione di reale finanziabilità dell’opera, ai tempi, agli insuperabili vincoli comunitari, alla situazione bancaria italiana di cui proprio il Veneto e il vicentino in particolare rappresentano l’emblema tragico. Tutto l’apparato politico-economico locale guarda la realtà con lo specchietto retrovisore, prescindendo dall’effettiva presenza attuale e prospettica delle risorse, dal grado di attuazione di progetti prioritari approvati e cantierati, confidando in quel clientelismo politico e relazionale di cariatidi del vecchio establishment partitico che ha contaminato anche qualche pischello destinato all’oblio.

Risorse finanziarie: dal Contratto di Programma l’unica cosa certa – repetita iuvant, sed stufant – è l’esistenza di 459 milioni di euro per l’intera tratta . Punto e fine. Tutto il resto è propaganda. Nel Documento Economico Finanziario del governo il pareggio di bilancio è rimandato al 2019, anno di entrata in vigore del famigerato Trattato di Stabilità, Coordinamento e Governance nell’Unione Economica e Monetaria (meglio conosciuto come Fiscal Compact). Per rispettarlo occorre un avanzo primario (entrate meno uscite, senza considerare gli interessi sul debito) dai 26 miliardi del 2015 ai 66 miliardi del 2019. Ma dove volete andare, anche applicando le improbabili, consunte, vecchie proposte fatte rinascere dal ministro dello sviluppo Calenda, cioé tener fuori dal calcolo del deficit gli investimenti pubblici?

Trasporto merci (o “alta capacità”): i flussi previsti sono profezie fantasiose, considerato che ogni predizione è risultata fallace e da venti anni le Fs perdono quote di traffico merci, dai 73,6 milioni di tonnellate del 1994 ai 48 di oggi. In termini di volumi, cioè considerando le tonnellate trasportate e i km percorsi, si passa dai 22,53 del 1993 a 11,9 miliardi di tonnellate/km di oggi, che fa rabbrividire se confrontato con i 75,7 miliardi di ton/km su gomma. I motivi sono tecnici, economici, gestionali e infrastrutturali. La linea storica presenta problemi di sezione delle gallerie, c’é il cosiddetto “ultimo miglio” in interporti e porti, i mezzi di manovra e di trazione sono obsoleti, ci sono forti barriere di ingresso alle imprese di trasporto non Fs (tempi lunghi per abilitare un macchinista, certificato di sicurezza che in tutta Europa vale per l’intera rete e in Italia linea per linea, nodo per nodo). Le merci sulle linee ad alta velocità? I problemi riguarderebbero la differenza di velocità passeggeri/merci, il diverso livello di usura dei binari superabile con investimenti in carri speciali, ovvero simili alle carrozze dotati di ammortizzatori, il problema della manutenzione, i limiti strutturali su alcune tratte (sezione galleria delle nuove linee 76 mq contro i 60 mq della Firenze/Roma, pendenza del 18 per mille sulla Firenze/Bologna incompatibile per trasporto merci, che richiede al massimo 12,5 per mille).

In Europa solo la Germania svolge il trasporto misto passeggeri/merci. Hanno mantenuto gran parte del vecchio tracciato e costruito nuove linee solo dove era indispensabile. Solo trasporto passeggeri per l’alta velocità francese, spagnola, giapponese. Non un treno merci è transitato sulle nuove linee italiane. Gli elementi principali di un eventuale sistema di alta capacità, comunque, sarebbero: a) tren di nuova concezione dimensionati per la sagoma universale europea trasporto container (tipo “high cube”) idonei a circolare in esercizio misto passeggeri/merci; b) terminali concepiti e attrezzati per ridurre la sosta. Questa é la realtà. I propalatori di fandonie spendessero il loro tempo per il riassetto idrogeologico del territorio, anziché continuare continuare su questa ridicola e pericolosa china.

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