Strage di Tunisi. Famiglia veronese trascina in tribunale Costa …

Strage di Tunisi. Famiglia veronese trascina in tribunale Costa …

Grazie a 65 anni di attività nel settore del turismo, noi di Costa Crociere abbiamo accumulato un’esperienza tale da pianificare itinerari allettanti e sicuri oltreché interessanti escursioni a terra in collaborazione con i più affidabili partner locali”. Secondo lo Studio 3A, questo sarebbe stato l’esordio della comunicazione diffusa dal comandante della Costa Fascinosa, Ignazio Giardina, a tutti i crocieristi all’arrivo della nave a Tunisi il 18 marzo del 2015, nonostante tutte le autorità mettessero in guardia dall’elevato rischio di azioni terroristiche. È proprio sulla base di queste rassicurazioni che molti turisti quel giorno avrebbero deciso di partecipare senza problemi alla visita guidata nel centro della città e al Museo del Bardo organizzata da Costa, e venduta direttamente sulla nave al prezzo di 83 euro a persona, andando così incontro a un tragico destino: cinque delle 24 vittime dell’attentato, e 8 dei 45 feriti, erano imbarcati sulla Fascinosa. A svelare questo non trascurabile retroscena è il dettagliato atto con cui, a quasi due anni di distanza, due famiglie venete scampate a quella strage, tramite Studio 3A, hanno citato in causa la compagnia chiedendo il risarcimento dei gravi danni morali subiti: citazioni depositate nei giorni scorsi nei tribunali di Vicenza e Verona, le due province in cui risiedono i superstiti, con prima udienza già fissata, rispettivamente, per il 3 e 15 maggio.

I coniugi Forante, di Castel d’Azzano, stavano scendendo dall’ormai tristemente noto bus C27 quando il mezzo venne investito per 15, interminabili, minuti da raffiche di mitra che causarono la morte di quattro passeggeri e il ferimento di molti altri. Lo stesso terrore vissuto dai coniugi Gonzato, di Sovizzo, che invece al momento dell’attentato si trovavano già all’interno del museo. Si sono salvati per puro miracolo e sono riusciti a riguadagnare la nave solo in modo rocambolesco e dopo molte ore: ore di disperazione anche per i figli della coppia veronese (10 e 8 anni), rimasti a bordo affidati al servizio custodia minori della Fascinosa e che, sentito dell’attentato e non vedendo tornare i genitori, hanno creduto a lungo che fossero morti.

Anche se fisicamente i turisti veneti sono rimasti incolumi, la terribile esperienza avrebbe lasciato dentro di loro cicatrici incancellabili e pesanti ripercussioni psichiche: avrebbero maturato un disturbo post traumatico da stress, con stati di ansia accompagnati da manifestazioni psicosomatiche, insonnia, incubi, ricordi ricorrenti della scena terroristica. La loro vita non sarebbe quindi più la stessa. Per ottenere giustizia e un risarcimento considerato equo, tramite la consulente personale Linda Mazzon, si sono così rivolti a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che si è subito attivata chiedendo i danni a Costa, valutando la sua condotta “leggera” e poco trasparente.

Alla compagnia, ovviamente, non si imputa l’attentato – chiarisce il dottor Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A –, ma, innanzitutto, il fatto di aver organizzato, nella sua qualità di tour operator, una crociera e, soprattutto, un’escursione a terra in un luogo la cui pericolosità era e doveva essere nota. 

Secondo i legali, le giustificazioni di Costa, che continua a parlare di “evento imprevedibile” e che su questa base ha denegato ogni responsabilità, verrebbero smentite da innumerevoli elementi.

“L’esistenza di un concreto rischio attentati terroristici nel territorio tunisino era facilmente accertabile attraverso le notizie di stampa relative ad altri attentati di matrice islamica avvenuti in quel periodo, ma anche e soprattutto tramite le informazioni e gli avvisi diffusi dal Ministero degli Esteri e da altre istituzioni italiane e straniere”, fanno sapere da Studio 3A.
“Nella citazione in causa si fa riferimento, ad esempio, a un’informativa del 19 febbraio diramata dalla Farnesina nella quale si legge, tra l’altro, che ‘le autorità tunisine hanno elevato notevolmente il livello di attenzione sul rischio rappresentato dal terrorismo sia a Boulaaba (cittadina a soli 280 km da Tunisi, ndr), dove recentemente si è verificato un attacco terroristico contro la Guardia Nazionale, sia nelle aree turistiche’, e si raccomandava ‘di osservare le opportune misure di vigilanza nella frequentazione di luoghi pubblici quali centri commerciali, mercati all’aperto, stazioni ferroviarie, mezzi di trasporto in comune’. L’Ambasciata americana, poi, avvertiva che l’analisi degli attacchi terroristici passati e delle minacce segnalate dai servizi di intelligence indicava che gli obiettivi dei terroristi non erano limitati alle infrastrutture del governo americano in Tunisia, ma erano estesi anche a hotel, aree commerciali, luoghi di culto, scuole e in generale qualunque locale pubblico. E invitava i cittadini americani a prestare la massima cautela nel recarsi in luoghi pubblici frequentati da stranieri, evitando quelli dove potevano verificarsi grandi assembramenti. Infine, uno specifico avvertimento circa il rischio terroristico diretto al turismo crocieristico era stato emanato il 29 agosto 2014 dalla Capitaneria di Porto di Salerno, con un comunicato a tutte le agenzie marittime: ‘a seguito di segnalazione da parte del locale Ufficio Polizia di Frontiera Marittima e Aerea, si rende noto che nelle acque territoriali tunisine vi è la possibilità di atti terroristici jihadisti nei confronti di natanti, imbarcazioni e obiettivi marittimi Tunisini. Tanto si comunica per opportuna informazione e sensibilizzazione degli armatori delle navi rappresentati da queste Agenzie’. Appello rimasto inascoltato”.

Per gli avvocati che seguono il caso per conto delle due famiglie, fra le obbligazioni dell’organizzatore del viaggio rientrerebbe anche la verifica che le destinazioni prescelte per la crociera e offerte alla clientela non comportino rischi per la sicurezza e l’incolumità dei turisti. Tale obbligazione sarebbe riconducibile ai generali obblighi di diligenza e buona fede previsti negli artt. 1175, 1176, 1337 e 1375 del Codice Civile “e trova fondamento anche nell’art. 2 del D.Lgs n. 206/2005 (il Codice del consumo), che riconosce al consumatore come diritti fondamentali quello alla tutela della salute e alla sicurezza e qualità dei prodotti e servizi.
Costa ha manifestamente violato tale obbligo, con conseguenze drammatiche per alcuni degli ospiti della Fascinosa, che hanno perso la vita o sono rimasti gravemente feriti, e con pesanti ripercussioni anche per tutti coloro che, pur essendo usciti miracolosamente illesi, sono stati sottoposti a traumi di entità tale da comportare ricadute permanenti sulla loro integrità psichica. La compagnia, infatti, ha ritenuto di ignorare tutti gli avvertimenti, evidentemente per ragioni di profitto, continuando a organizzare viaggi in Tunisia e, soprattutto, le annesse escursioni a terra proprio in quei siti turistici che gli stessi avvertimenti sconsigliavano di frequentare in quanto caratterizzati da grandi assembramenti di persone e, come tali, obiettivi privilegiati per l’esecuzione di attentati. La sua condotta si è tradotta pertanto in un evidente inadempimento ai doveri contrattuali di fornire un servizio turistico sicuro: inadempimento caratterizzato da “colpa cosciente” e dall’aver accettato il rischio di sottoporre centinaia di persone a gravi pregiudizi per la loro vita e incolumità fisica e psichica. Nella circostanza, dunque – puntualizza l’atto di citazione – non ricorrere alcuna delle cause di esclusione della responsabilità dell’organizzatore del viaggio previste nell’art. 46 D.Lgs. n. 79/2011″.

Ma Costa ha colpevolmente omesso anche di informare la clientela circa la reale situazione di pericolosità della Tunisia e, in particolare, dell’escursione nella città di Tunisi – incalza il Presidente di Studio 3A – Anzi, la compagnia ha trasmesso informazioni volte ad ingenerare il convincimento che l’escursione sarebbe stata sicura, spacciando un quadro della situazione diametralmente opposto.

Da Studio 3A inoltre fanno sapere che tra i doveri gravanti sull’organizzatore del viaggio rientrerebbe anche quello alla corretta e completa informazione del turista sui vari aspetti del pacchetto offerto in vendita, comprese le condizioni di sicurezza della destinazione oggetto dell’offerta di viaggio. Ciò sia in fase precontrattuale, onde consentire al consumatore di valutare se acquistare o meno il viaggio proposto in relazione all’esistenza di rischi per la propria incolumità, sia durante l’esecuzione del contatto, in occasione della vendita di servizi accessori quali le escursioni a terra nell’ambito di una crociera, anche in questo caso per consentire al cliente di valutare se acquistare o meno il servizio accessorio in relazione ad una corretta rappresentazione dei rischi che esso può comportare. Gli obblighi informativi sulle condizioni di sicurezza della destinazione turistica discenderebbero anch’essi dai principi di buona fede e diligenza previsti negli artt. 1175, 1176, 1337 e 1375 c.c. nonché dal diritto del consumatore alla tutela della salute e alla sicurezza dei servizi offerti dal professionista, di cui all’art. 2 del D.Lgs n. 206/2005. Ma l’accusa che viene mossa a Costa è chem né al momento della vendita del pacchetto turistico, né al momento della vendita dell’escursione nella città di Tunisi, avrebbe mai fornito alcuna informazione sulle reali condizioni di sicurezza della Tunisia (e in particolare di Tunisi): informazioni che non sarebbero state presenti neanche sul proprio sito internet, neppure sotto forma di invito a consultare il sito della Farnesina.
Inoltre, sempre secondo Studio 3A, “nelle già citate rassicurazioni fornite dal comandante della Fascinosa si aggiungeva anche: ‘Per quanto concerne la sicurezza, al pari di altre metropoli internazionali, Tunisi può presentare questioni di sicurezza localizzate’. Dunque, questioni di sicurezza collegate al massimo ad episodi locali di microcriminalità tipici di ogni metropoli, più frequenti nei confronti del singolo turista che di quelli accompagnati in gruppo da guide turistiche specializzate. Nessun accenno al rischio di attentati terroristici e alle raccomandazioni di evitare di luoghi pubblici e assembramenti del Ministero degli Esteri e delle altre istituzioni”.

In conclusione, le due famiglie accusano Costa Crociere di non aver solo sottaciuto ai propri clienti i rischi per la loro incolumità, ma di aver trasmesso loro un messaggio fuorviante di segno contrario, volto a rassicurarli circa la sicurezza dell’escursione, privandoli così del loro diritto di essere correttamente informati e di scegliere consapevolmente se acquistare o meno l’escursione, facendo leva sull’affidamento che i crocieristi riponevano nell’esperienza e professionalità della compagnia. Gli avvocati dello studio legale, nella nota diffusa, sostengono che se “fossero stati informati correttamente sull’esistenza di un concreto rischio di attentati terroristici e della raccomandazione di evitare luoghi affollati emanata dal Ministero degli Esteri, è ragionevole pensare che non avrebbero acquistato l’escursione a Tunisi, e probabilmente avrebbero anche optato per itinerari crocieristici diversi da quello scelto”. Sotto questo profilo, secondo Studio 3A, anche l’omessa informazione sulle reali condizioni di sicurezza della Tunisia costituirebbe un antecedente causale diretto e immediato dei danni subiti dai turisti a causa dell’attentato terroristico, con i conseguenti obblighi risarcitori in capo alla compagnia.

La causa che abbiamo intrapreso è coraggiosa ma la riteniamo doverosa non solo per i nostri clienti ma anche per tutte le vittime di quella carneficina – conclude il dott. Trovò – Il risarcimento che chiediamo a Costa per i danni causati alle famiglie Forante e Gonzato ha infatti una valenza non tanto economica ma direi quasi simbolica. Ci auguriamo che la giustizia dia un segnale importante: in un contesto internazionale nel quale bisogna fare i conti con l’incubo terrorismo, la sicurezza delle persone e dei turisti deve sempre venire prima delle logiche del business e del guadagno. Il che non significa cedere ai terroristi, ma semplicemente adottare quello scrupolo e quelle attenzioni che in questa tragica vicenda sono completamente mancate.

Costa Crociere dal canto suo non ha per il momento voluto replicare, decidendo di inviare ogni discussione al momento più appropriato: “Siamo a conoscenza del caso in questione, per il quale peraltro siamo stati citati in causa. Per questo motivo, lasciamo ogni approfondimento nel merito alle sedi più opportune“.