«Stop al commercio selvaggio in città»

«Stop al commercio selvaggio in città»

Stop alle pizzerie a taglio “selvagge” che spuntano ormai in ogni angolo del centro storico, ai negozi di finti vetri e di paccottiglie, ai minimarket che vendono alcolici, ai cambiavalute, agli Internet point presenti dappertutto. E difesa, invece, dell’artigianato e dei negozi e degli esercizi legati alla tradizione della città.

È una delle conseguenze per arginare l’imbarbarimento a fini turistici anche di una città come Venezia che potrebbe arrivare dal disegno di legge – una volta approvato – che verrà presentato oggi al Senato. Riguarda le misure per tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’Unesco a firma della senatrice Rosa Maria Di Giorgi, del Partito democratico.

Il disegno di legge viene presentato alla luce di quanto accaduto a Firenze, con l’introduzione del cosiddetto “Regolamento Unesco”, e riguarda la nuova regolamentazione degli esercizi commerciali che si trovano nei centri storici sotto la protezione Unesco. Per l’Italia, oltre a Firenze, ci sono appunto Venezia, Roma, Napoli, Verona, Siena, tra le altre città. A illustrare i contenuti del disegno di legge, che inizia il suo cammino – si spera rapido – in Parlamento, saranno oltre alla senatrice Di Giorgi, prima firmataria della legge, il sottosegretario al Ministero dei Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni e il sindaco di Firenze Dario Nardella.

«Un territorio dichiarato Patrimonio Mondiale», si legge in una nota legata alla legge, «deve preservare e valorizzare non solo il patrimonio monumentale ma quella fitta rete di valori culturali legati alle tradizioni, agli usi e ai costumi come l’artigianato, una rete commerciale di attività tradizionali-storiche variegate e a servizio del residente. Per questo motivo appare opportuno andare a modificare la Legge 77/2006 con l’introduzione di alcune variazioni che siano in grado di dare voce e forza al patrimonio immateriale e allo strumento principe: il piano di gestione».

Si andrà quindi – per le città siti Unesco come Venezia – a intervenire, con limitazioni, sul decreto delle 201 del 2011 varato dal Governo Monti che ha sancito il primcipio generale della “libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali”. A illustrare i contenuti del disegno di legge saranno Rosa Maria Di Giorgi, prima firmataria della legge, il sottosegretario al Ministero dei Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, e il sindaco di Firenze, Dario Nardella.

Quello di Firenze è stato il primo sindaco che, coraggiosamente, ha preso il problema dello snaturamento provocato dal turismo nella sua città. Con un regolamento comunale varato già a gennaio e ispirato alle norme del Codice dei Beni Culturali, si mettono al bando – con valore retroattivo e tre anni di tempo per mettersi in regola e non dover chiudere – i negozi di meno di 40 metri quadri e sprovvisti di servizi igienici accessibili ai disabili, salvando solo bar, gelaterie e attività storiche e le attività artigianali. Vietati minimarket con alcolici, Internet point, pizzerie a taglio, money change e money transfer. Anche al di sopra dei 40 metri, vietate appunto le pizzerie al taglio o le attività che utilizzano alimenti precotti o surgelati come i kebab.

Vietate «le attività assimilabili a fast-food o self-service in maniera esclusiva e prevalente, escluse quelle dentro la stazione».

Se una normativa del genere venisse adottata anche a Venezia, sarebbe un segnale importante di reale inversione di tendenza.

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