"Se c’è un pagliaccio in questa vicenda dei quadri è proprio il …

"Se c’è un pagliaccio in questa vicenda dei quadri è proprio il …

Se c’è un pagliaccio in questa vicenda dei quadri è proprio il sindaco di Verona Flavio Tosi.

Questo il duro attacco del consigliere regionale per la Lista Zaia Stefano Valdegamberi, che commenta così la replica del primo cittadino scaligero a chi sostiene che le opere trafugate nel novembre 2015 dal museo veronese e trovate in Ucraina, siano tornate al loro posto solo dopo il pagamento di un riscatto

Primo perché si è fatto derubare le opere d’arte da un suo museo privo delle elementari misure di sicurezza e con un custode complice con i ladri. Secondo perché ha dato la cittadinanza onoraria ad un dittatore che ha parecchi morti sulla sua coscienza e che ha affamato il suo popolo mentre lo stesso ha un patrimonio personale di oltre 1,3 miliardi di dollari, con fondi a quanto pare anche all’estero. Il paradosso è che con i soldi degli italiani facciamo beneficenza, solo per mera coincidenza il giorno prima della partenza dei quadri da Kiev, per aiutare le persone ridotte alla fame dallo stesso dittatore miliardario che gode dell’appoggio dell’Italia e dell’Europa, divenuto persino nostro concittadino onorario! I governanti ucraini non sarebbero nuovi quanto a complicità nei furti di opere d’arte. È il caso dell’Olanda dove le autorità olandesi hanno accertato strette complicità tra coloro che hanno derubato i quadri da un loro museo e i membri del governo! Dei loro quadri il governo ucraino aveva assicurato la restituzione ma finora non mi pare si sia ancora verificata. Sollevare il dubbio che qualche contropartita umanitaria o di altra natura, visto i precedenti,  è più che legittimo. La verità non la sapremo mai. Lascia comunque il sospetto sul perché questi quadri siano rimasti così a lungo nelle mani di chi  ci ha provocato le sanzioni con la Russia e fa pagare alle nostre imprese venete  danni per miliardi di euro per l’embargo! Pagliacci sono coloro – Tosi compreso – che sostengono le ragioni di chi ha provocato questi danni all’economia veneta e che hanno voluto rinnovare per ulteriori sei mesi le sanzioni alla Russia, nel totale silenzio dei media.