«Rovereto ha smarrito la sua identità»

«Rovereto ha smarrito la sua identità»

ROVERETO. Lavorate sull’immagine e imparate a comunicarla. E ricostruite un’economia circolare. Luciano Pilati, ordinario di economia all’Università di Trento, chiamato in città dalla lista di maggioranza Rovereto Libera per parlare di commercio e rilancio del centro storico, ha dato una visione per certi versi lontana da certi mantra, continuamente ripetuti sull’argomento tanto da aver perso parzialmente significato. O evidenziando certi errori, o cose annunciate e mai fatte: errori, come aver «decentrato il commercio con i grandi centri commerciali, basandosi sull’idea del centro come “città-museo”, o cose non fatte, come aver costruito il Mart senza realizzarvi attorno tutto il tessuto dietro, fatto di artisti, grafica, laboratori, che pure si prevedevano». Rovereto ha comunque punti di forza, il primo passo per Pilati è scegliersi un’immagine su cui scommettere. L’economista ha dato tre possibilità: arte e cultura, città della pace, città industriale (pensando ai nascenti poli di Meccatronica e Manifattura). Sulla scelta l’assessore Maurizio Tomazzoni avrebbe già deciso – la cultura. Partiamo però da una domanda: il commercio è in crisi? Sì che lo è, ma come lo è altrove. «Le spese degli italiani sono calate soprattutto su vestiario e calzature; aumenta la propensione al risparmio, l’inflazione è quasi a 0 o ci avviciniamo alla deflazione», tutte cose che non depongono a favore dei commercianti, ha spiegato Pilati.

Secondo l’economista la forte deregulation avviata dal governo Monti è arrivata nel momento sbagliato. Si sta scardinando l'”economia circolare”, quella su cui Rovereto dovrebbe lavorare, quella fatta di un’integrazione tra artigiani, commercio, turismo, e in cui anche il mercato ambulante è d’aiuto. Se invece la grande distribuzione non la si può fermare, meglio venirci a patti: tradotto, meglio un centro commerciale vicino al centro, che uno lontano. Ossia, meglio un Urban City di corso Rosmini, che un Millennium che svuota il centro. «Rovereto fa molto come marketing urbano, grazie al Consorzio – ha detto Pilati – ma c’è scarsa promozione fuori dal contesto territoriale locale: e allora serve a poco». E per Pilati servirebbe anche un piano sicurezza condiviso. Di coesione ha parlato anche l’assessore Ivo Chiesa, che ha fatto ripartire il tavolo di concertazione. Ma quando mai la gente tornerà a passeggiare in centro, quando via della Terra sarà popolata? L’assessore Tomazzoni punta alla cultura, e al castello, come fulcro della città, primo punto di riferimento per i visitatori. Ma è una questione di immagine, e ha preso ad esempio la mappa di Rovereto dell’Apt. «Dove manca l’evidenza della linea storica della città, tra corso Bettini e il castello e Santa Maria. Cartine così sono inutili se non dannose, dobbiamo comunicare Rovereto

partendo dalle sue radici, dal suo sistema lineare su cui si è generata». Ogni città ha un suo fulcro per i turisti: pensiamo a Milano e ci viene in mente il Duomo, Roma il Colosseo, Verona l’Arena, Trento piazza Duomo. Sarebbe ora che ce l’avesse anche Rovereto.

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