«Padova ritorni a essere la Milano del Veneto»

«Padova ritorni a essere la Milano del Veneto»

«Padova ha perso tempo ma continua ad avere tutti gli elementi per potersi garantire un futuro d’innovazione e di crescita». È quanto ritiene il presidente di Cassa di Risparmio del Veneto Gilberto Muraro, che è stato pure Rettore dell’Università di Padova, presidente del Cda di Sinloc e vicepresidente di Antonveneta.

La Camera di Commercio mette sul piatto tra i 70 e i 90 milioni di euro per il rilancio dell’innovazione in città, possono bastare?

«L’operazione lanciata dalla Camera di Commercio è una positiva scelta strategica che promette di attrarre altri investimenti.La Soft City è infatti una buona idea per rafforzare quel tessuto d’innovazione in campo informatico e telematico, un autentico primato regionale, che Padova ha ereditato dalla Cerved del professor Volpato e che la scuola d’Ingegneria dell’Ateneo continua ad alimentare».

Qual’è il livello dell’impegno del sistema del credito in questo senso?

«C’è in generale un livello di attenzione molto alto attorno alle start up ed alle imprese innovative. Bisogna però pensare glocal, con un occhio cioè alle potenzialità del territorio e l’altro a quelle dell’internazionalizzazione. Intesa San Paolo, la nostra capogruppo, già dal 2014 si è dotata nella sua sede di Torino di un Innovation Center che conta già su molti collegamenti internazionali, da ultimo con Israele. Da febbraio di quest’anno a Padova è attivo il primo punto territoriale per l’innovazione del Gruppo, a riconoscimento delle potenzialità del nostro territorio, esaltate anche dalla presenza di importanti incubatori d’impresa. Lavoriamo sul credito ma soprattutto sull’incontro di domanda e offerta attraverso appositi servizi».

Padova ha molte potenzialità ma ha anche perso alcuni fondamentali primati. Come vede il futuro?

«Padova è stata, con Verona, il polo della finanza veneta. Vantava inoltre la principale fiera e una tradizione commerciale di primo piano, tanto da venire chiamata la “Milano del Veneto”. Sono primati sbiaditi, a causa del dinamismo di altre province, di vari rallentamenti subiti nella infrastrutturazione urbana, delle incertezze che ancora pesano su alcune grandi opere. E tutto è preferibile all’incertezza. A Padova sono inoltre carenti i servizi di alto profilo per le aziende che preferiscono Milano quando si tratta di operazioni finanziarie o legali complesse. Rimangono però asset importanti che garantiscono l’humus necessario all’ulteriore crescita: l’Università, che è fucina di talenti e sta accentuando il ruolo dato al trasferimento tecnologico; il Santo e la ricchezza di opere d’arte che alimentano il turismo religioso e culturale; l’Interporto e la zona industriale; la stessa sede della cassa di Risparmio del Veneto, oltre che la forte presenza di altri gruppi bancari. la Città deve puntare a valorizzare tali asset, a rilanciare la Fiera, anche attraverso il centro congressi, a sviluppare il turismo e soprattutto ad affermarsi come città dell’innovazione. Deve riproporsi insomma nella versione moderna di quella “nursery of arts” cantata da Shakspeare nella “Bisbetica Domata”. E concordo con l’ex rettore Zaccaria quando sottolinea la necessità del coordinamento tra soggetti ed iniziative».

Accanto alla dimensione economica non va dimenticata quella sociale. Come si presenta Padova?

«Decisamente bene. Penso in particolare alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che unisce una gestione patrimoniale esemplare ad un impegno fondamentale per la città; alla Città della Speranza, capace di fare ricerca ed unire

innovazione e solidarietà; alla Fondazione Ricerca Avanzata Biomedica Onlus che presiedo e che lavora, assieme all’università, a progetti di respiro internazionale. Penso infine all’Opera Immacolata Concezione, fondata da Angelo Ferro, che è un unicum nel settore dell’assistenza agli anziani».