Ogni tanto una buona notizia: recuperata Villa Pullé

Ogni tanto una buona notizia: recuperata Villa Pullé

E’ li al Chievo, non lontano dall’Adige, dal Settecento. Ha ospitato persino il re Umberto I° di Savoia, ma da almeno sessant’anni è in uno stato di totale degrado. Una vergogna. Così la villa veneta intitolata al conte Leopoldo Pullè, da residenza signorile si è trasformata in un ritrovo per senzatetto e tossici. Nel 2012 il perimetro della vasta area verde è stato danneggiato per la caduta di un albero durante un violento nubifragio. All’interno, un affresco di pregio, “L’apoteosi di Ercole”, simile all’opera del Tiepolo, è stato distrutto dall’umidità e dai vandali. L’hanno inserita nel “Luoghi del cuore” del Fai, il Fondo per l’Ambiente, ma è un cuore malato.

Eppure da anni gli “Amici di Villa Pullè” e il Comitato “Salviamo Vila Pullè”, con il restauratore Lorenzo Vicentini e l’architetto Luigi Lazzarelli, si battono per salvare il monumento. Non più tardi del 19 luglio, quest’ultimo, che è anche consigliere di circoscrizione, con il deputato Pd Diego Zardini si sono incontrati con la sottosegretaria ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni. Lo scopo era proprio quello di fare pressione su Igei, una società dell’ Inps che gestisce il patrimonio immobiliare e Comune, proprietari rispettivamente del 60 e del 20 per cento del vastissimo parco (l’altro 20 è della Provincia), «che hanno colpevolmente lasciato il bene al degrado». Di questo si parlerà anche alla prossima festa provinciale dell’Unità.

Ora ognuno si vorrà prendere il merito, ma a quanto pare, la notizia è che il problema di Villa Pullè ha imboccato la strada giusta. E quello che conta è il risultato. Proprio lunedì infatti il presidente dell’Inps Tito Boeri e il sindaco Flavio Tosi hanno sottoscritto a Palazzo Barbieri il “Protocollo di intesa istituzionale” per il recupero, la valorizzazione e il riuso funzionale di Villa Pullè. L’accordo prevede la permuta fra Comune e Inps di aree del parco di identica superficie (circa 10 mila metri quadrati), in modo da lasciare al Comune il pieno possesso dell’area verde a ridosso della piazza di Chievo, attualmente di proprietà dell’Inps, destinata a verde pubblico. L’Inps avrà in cambio un’analoga area comunale del Parco interno, che sarà destinata a verde privato. L’intesa prevede anche la definizione del progetto di una doppia recinzione sul fronte principale della villa: una (aperta) verso piazza Chievo e l’altra (chiusa) fra il verde pubblico e la villa stessa; progetto da concordare con il Comune di Verona e da assoggettare all’approvazione della Soprintendenza. La recinzione dovrà soddisfare sia l’esigenza del Comune di avere la massima apertura tra piazza Chievo e l’area a verde pubblico, sia l’esigenza dell’Inps di avere un’efficace delimitazione della proprietà privata.

Villa Pullè, di proprietà dell’Inps, verrà valorizzata urbanisticamente attribuendole tutte le destinazioni d’uso che, pur compatibili con il suo valore storico, le consentano di essere appetibile sul mercato immobiliare, in modo da garantirne il restauro e la corretta manutenzione nel tempo, con fondi privati. Un successivo accordo di programma potrà quindi attribuire a Villa Pullè, mediante intervento edilizio diretto, le seguenti destinazioni: residenziale, commerciale, direzionale, turistico ricettiva. Per la fine di agosto Inps e Comune di Verona, costituiranno un tavolo tecnico operativo, presieduto da un rappresentente designato dal Comune, per predisporre l’accordo di programma. L’Inps concederà a favore del Comune l’iscrizione di un vincolo d’uso a carico dell’eventuale privato acquirente o concessionario della Villa, con obbligo di lasciare una certa quantità di uso pubblico del complesso immobiliare; libero accesso dei veronesi al parco privato per un giorno al mese e uso gratuito di una sala interna di rappresentanza al Comune per almeno sei eventi l’anno.

Tosi ha ringraziato Boeri, perché fra mille complicazioni burocratiche è stato in grado di risolvere un’operazione che rischiava di trascinarsi per anni. Per Boeri l’accordo è positivo per il Comune e anche per l’Inps, perché rientra nell’ambito di un piano più generale di dismissioni di beni di proprietà dell’Istituto. Ah, dimenticavamo: l’accordo di programma decadrà se non sarà sottoscritto entro il 30 aprile 2017, ma sarà certamente solo una data notarile. Non vogliamo e possiamo pensare che si voglia perdere questa opportunità.

(ph: http://www.croponline.org)

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