Obama a Cuba: La democrazia è rivoluzione compiuta

Obama a Cuba: La democrazia è rivoluzione compiuta

«È arrivato il momento di lasciare il passato alle nostre spalle. È il momento per noi di guardare avanti. Un futuro di speranza (lo ha detto in spagnolo, ndr)». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, parlando dal Gran Teatro dell’Avana, a Cuba. «Il mio tempo qui a Cuba ha rinnovato la mia speranza e la mia fiducia in quello che i cubani possono fare. Faremo questo viaggio insieme». «Sí se puede» (sì, possiamo, dal ‘yes, we can’ della sua campagna elettorale, ndr) ha concluso Obama.

Obama ha solo citato il primo verso della poesia («coltivo una rosa bianca») perchè è stranota al pubblico cubano – Martì è l’eroe e poeta nazionale – e inoltre risulta appropriata per illustrare la sua volontà di riconciliazione con il popolo dell’isola. Il testo completo della poesia è questo: «Coltivo una rosa bianca/a giugno come a gennaio/per l’amico sincero/che mi dà la sua mano franca/E per quello crudele che mi strappa/il cuore con il quale vivo/nè il cardo nè l’ortica coltivo/coltivo una rosa bianca». L’ovvio senso della lirica è che il poeta offre comunque una rosa bianca a chi incontra, che sia un amico o un nemico.

Gli ideali, punto iniziale di ogni rivoluzione, trovano la giusta espressione nella democrazia». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama all’Avana. «Non vengo qui a distruggere, ma ad invitare a costruire», ha continuato con particolare enfasi sui giovani. «Ci sono molti problemi nella nostra società, ma è con la democrazia che si risolvono», ha detto ancora Obama.

«Il processo democratico non è sempre gradevole, guardate alla campagna elettorale degli Stati Uniti», ha detto ancora Obama con riferimento ai toni nella battaglia in corso per la sua successione alla Casa Bianca. Il presidente ha tuttavia sottolineato come, anch’esso risultato della democrazia, la sfida elettorale in America vede «due cubani americani candidati per il partito repubblicano che corrono contro l’eredità di un presidente afroamericano», mentre sull’altro fronte c’è «una donna che aspira alla presidenza sfidata da un socialista».