Negozi aperti e chiusi, Venezia maglia nera

Negozi aperti e chiusi, Venezia maglia nera

MESTRE. Non c’è pace per il commercio veneziano e soprattutto mestrino. Altro che ripresa: nei primi due mesi dell’anno si registra piuttosto uno dei dati peggiori, se non il peggiore, da quando è iniziata la crisi, nel 2008. Studiando il saldo fra nuove aperture e nuove chiusure, si evidenzia un dato impressionante: a gennaio e febbraio sono sparite 244 attività, fra negozi, strutture ricettive e pubblici esercizi, una vera ecatombe che testimonia non solo un cambio di rotta mai attuato dalla nuova giunta, ma addirittura un peggioramento della precedente situazione.

A certificare le grandi difficoltà del commercio della nostra provincia ci ha pensato la Confesercenti del Veneto che ha analizzato i saldi di tutta la regione. Risultato? Venezia è maglia nera, seguita da Treviso, che ha perso 220 aziende e Verona (199). «Deflazione e contrazione dei consumi stanno letteralmente distruggendo il tessuto imprenditoriale dei comparti del commercio e del turismo», commenta Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti Veneto, mettendo in evidenza come, per la prima volta dall’inizio della crisi, tutti i settori presentino saldi negativi. «Qui non si tratta di fare i catastrofisti, ma i dati confermano una difficoltà delle imprese a reggere un mercato fortemente condizionato dalla contingenza economica negativa. Senza una decisa ripresa dei consumi interni sarà impossibile invertire questa tendenza».

Nella nostra provincia soffrono soprattutto i negozi tradizionali (-116), ma anche i bar (-63) e i ristoranti (-42). Una moria di attività che preoccupa gli addetti ai lavori e che fa riflettere sul futuro. Guardando al capoluogo, «la terraferma è di sicuro più penalizzata dal centro storico», continua Franceschi. «Manca ancora un’idea complessiva di città, anche questa amministrazione non lancia segnali rassicuranti dal punto di vista della rivitalizzazione di Mestre. Così il turn over è molto più limitato rispetto alle altre realtà e la città perde pezzi importanti di commercio».

In ogni caso, i dati di Confesercenti

non devono far perdere la fiducia ai negozianti. «Sono sicuro che abbiamo toccato il fondo e che numeri così negativi non li rivedremo più», conclude il direttore. «Però la città ha bisogno di investimenti, quindi bisogna fare di tutto per farla diventare attrattiva».

Gianluca Codognato