Milan, la crisi è aperta: Brocchi già rischia la panchina

Milan, la crisi è aperta: Brocchi già rischia la panchina

MILANO – La triste impresa di bruciare il quarto allenatore in due stagioni e mezza – il terzo neofita dopo Seedorf e Inzaghi – è  praticamente riuscita al Milan, che nei gloriosi tempi che furono si faceva vanto di proteggere i suoi tecnici dalla furia iconoclasta della critica e che adesso invece vive in pieno Medioevo calcistico e li manda al rogo come fossero tutti apprendisti stregoni. Alla terza partita della sua fresca gestione, la sconfitta in casa del retrocedendo  Verona poi effettivamente retrocesso, Brocchi parla già  col disincanto di chi ha capito come andrà a finire, ma prova a giocarsi l’occasione fino alla fine: “Sapevo che era difficile. E non ho mai pensato ad altro che a dare il massimo nei 40 giorni per i quali mi è stata affidata la squadra”.



SASSUOLO IN AGGUATO – Ma il punto non è se lui resisterà per tutti e 40 i giorni, fino alla finale di Coppa Italia con la Juventus di Allegri, dal cui licenziamento cominciò l’attuale disastro: esonerare in questa mediocre annata un altro allenatore dopo Mihajlovic – senza concedergli la possibilità di completare il breve mandato di 7 partite, finale inclusa, e usando come pretesto il gioco non all’altezza delle aspettative presidenziali  – sarebbe l’ennesimo segno di schizofrenia. A Brocchi restano 3 partite di campionato, con Frosinone e Roma al Meazza intervallate dalla trasferta di Bologna, per difendere il sesto posto dall’attacco del Sassuolo. Il vero e nuovo problema, semmai, è un altro, clamoroso e deflagrante: la ribellione dei tifosi milanisti al padre padrone del Milan.

TIFOSI IN RIVOLTA – Centinaia di messaggi di protesta e di invito alle dimissioni e alla cessione del club hanno intasato il profilo ufficiale Facebook di Silvio Berlusconi, che quando inaugurò l’uso sistematico dei social non aveva evidentemente calcolato l’effetto boomerang del mezzo, moltiplicatore dello scontento e non solo del consenso. È un contrappasso perfido, per l’uomo piu attento d’Italia ai sondaggi, constatare come il cortocircuito tra calcio e politica, cavalcato con voluttà ai tempi belli dei trionfi, rappresenti oggi il segno più evidente e incancellabile del declino. Scripta manent. E su Facebook sono appunto rimasti i suddetti post. Più o meno eleganti, più o meno espliciti, più o meno edulcorati, contengono tutti lo stesso concetto: grazie per quello che hai fatto, Presidente, ma ora vattene per il bene del Milan.
LA TRATTATIVA COI CINESI – ll bello o il brutto è che i commenti sono in calce al post che Berlusconi e il suo incauto staff hanno dedicato, il giorno del 25 aprile, a un tema non esattamente calcistico: l’anniversario della Liberazione. Pochi hanno seguito la traccia suggerita. Lo sconfinamento nel calcio si è ritorto contro chi tantissime volte, dalla discesa in campo del 1994 con Forza Italia, lo ha praticato all’inverso a Milanello, sfruttando il pulpito sportivo per parlare di politica. La rabbia dei tifosi, stavolta, salta di slancio un classico dell’ultimo triennio rossonero, il nocivo dualismo tra Galliani e Barbara amministratori delegati, per approdare all’argomento più impellente: la vendita della maggioranza delle azioni del club alla cordata cinese che la sta trattando con Fininvest.

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LA RABONA DI BACCA – La questione della crisi interminabile del Milan travalica ormai la formazione schierata in campo, il sistema di gioco, l’inadeguatezza tecnica di molti titolari, il solipsismo di Menez, l’ennesima rabona di Bacca paradigma della presunzione di una squadra che si abbandona ai colpi di tacco e alle vacue finezze, quando servirebbe semplicemente fare gol, anche con un tiro di punta o con un colpo di stinco. La questione prescinde perfino dalla conservazione del sesto posto in campionato, assaltato dal Sassuolo, piazzamento che permetterebbe la partecipazione a fine luglio ai turni preliminari per entrare in Europa League. La questione va infine oltre la stessa, difficile conquista della Coppa Italia, che garantirebbe l’ingresso diretto in Europa League, con annesso salvataggio dei 3,5 milioni di dollari della tournée estiva negli Usa.

PICCOLI AZIONISTI IN TRINCEA –  La questione è il futuro societario. E i piccoli azionisti, mai così agguerriti, la affronteranno nell’assemblea di giovedì nel modo più diretto: chiedendo – bilancio 2015 alla mano col deficit di 89 milioni spulciato da specialisti cresciuti alla Bocconi – che cosa succederà al Milan da qui alla prossima stagione. La risposta può arrivare soltanto da Arcore, dove c’è oggi il vero iconoclasta del ciclo vincente costruito proprio da lui.Il demiurgo capriccioso distrugge ogni immagine, purché non si tratti della sua.