Liguria, Verona: “Il 2 marzo a Genova AsTro discute del futuro di …

Liguria, Verona: “Il 2 marzo a Genova AsTro discute del futuro di …

(Jamma) – “Il 24 febbraio scorso, a seguito della comunicazione inoltrata tredici giorni prima da AS.TRO, a tutte le Istituzioni della Liguria, è pervenuto, in Associazione, il riscontro formale dell’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione.

A nome di AS.TRO si ringrazia l’Istituzione Regionale per la sensibilità mostrata, e la disponibilità a incontrare quelle rappresentanze che, più di tutte, inglobano gli operatori coinvolti dalle scadenze delle autorizzazioni per gli apparecchi da gioco lecito.

Nella nota dell’Assessorato si è dato atto dell’avvio di un percorso di confronto “sugli apparecchi da gioco lecito” che avrà luogo il 2 marzo 2017 presso il Palazzo della Regione.

In virtù del mio ruolo di responsabile associativo per le questioni territoriali, parteciperò alla riunione più importante sino ad ora sostenuta, in quanto non vi è “in ballo” solo qualche ora di accessione degli apparecchi (profilo sensibile per carità, che peraltro quotidianamente tratto con almeno un Ente Locale a settimana), ma la stessa “vita” di decine di aziende di gestione, migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto delle attività commerciali insediate (nei luoghi diventati sensibili nel 2012).

Un punto va evidenziato: dalla legge ligure sono “partite” in fotocopia (con la variante della lunghezza del distanziometro) tutte le altre 13 leggi regionali, tutte rigorosamente non impugnate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e tutte fortemente sostenute dal medesimo schieramento politico che dal 2014 ad oggi ha trasformato “l’apparecchio da gioco lecito” in un bancomat erariale per il sostentamento degli slogan sull’assenza di aumento di pressione fiscale per gli italiani (come se chi avesse a che fare col gioco “lecito”, E RIBADISCO LECITO, avesse perso, per indegnità, quello status che a chiunque altro viene invece riconosciuto).

In questi 5 anni di applicazione della Legge regionale: lo Stato ha “triplicato” le previsioni triennali di “maggior gettito erariale” proveniente dal comparto apparecchi da gioco (si badi non gioco nel complesso ma solo apparecchi), passando dai 500 milioni (pagati dagli iscritti AS.TRO, benché ancora al vaglio della Consulta), al miliardo e mezzo della penultima legge di stabilità, “proclamando al contempo” la necessità di riduzione dell’offerta, la Liguria ha innalzato a Genova il monumento alle vittime del gioco d’azzardo, vi è stato l’aumento dei malati di G.A.P., soprattutto dediti al gioco non-terrestre, come ci ricordano le stesse autorità comunali di Genova , in diverse città della Liguria, l’illegalità si è rivitalizzata, arrivando a coprire aree sempre più vaste di operatività, dai bar ai centri scommesse, financo a sale formalmente autorizzate dalla Questura.

E’ ignota la ragione per la quale a questi “esiti” si debbano riconoscere dei meriti, delle tutele di conservazione, o, peggio ancora, delle “prerogative” di candidatura a nazionale disciplina, ma è sicuramente “nota” la pervicacia che oramai caratterizza il distacco tra “l’agire politico” e la presa d’atto delle relative conseguenze.

Non sono un demagogico, e quindi non mi sento di acclamare agli iscritti che “il timore di ritrovarsi con migliaia di disoccupati e attività commerciali dismesse genererà chissà quale ripensamento” sul tema del gioco.

Mi sento di garantire a tutti gli amici e colleghi di AS.TRO, nonché ai rispettivi dipendenti e punti vendita allestiti (e serviti), che l’Associazione ha da sempre una peculiare attenzione al tema del lavoro, e che ogni percorso utile sarà intrapreso, vuoi per tutelare la sopravvivenza delle aziende (se la Politica lo riterrà opportuno), vuoi per tutelare le attività dalle conseguenze derivanti dalle cessazioni /dismissioni di asset.

Gli iscritti AS.TRO saranno informati dell’esito della riunione e degli eventuali sviluppi ad essa conseguenti, dopodiché gli organismi direttivi valuteranno di conseguenza le linee associative più idonee per supportare le soluzioni meno impattanti”.

Lorenzo Verona