La Verona che funziona (e quella che no, non va)

La Verona che funziona (e quella che no, non va)

Non c’è mondo fuor da queste mura, scriveva William Shakespeare. Ne danno prova le migliaia di turisti che tutti i giorni affollano Verona perdendosi nelle vie di un centro storico patrimonio dell’Unesco. Solo che a questo suo autentico benefattore la città, se si eccettua il festival al Teatro Romano, ha dedicato ben poco. Un piccolo busto in bronzo del Bardo è stato posto da alcuni fedeli scespiriani vicino ai Portoni della Bra, e qualche targa è sparsa nella centrale Via Cavour. Eppure l’invenzione di Giulietta Romeo dovrebbe pur significare qualcosa per i veronesi. Invece niente. E’ questo che lascia stupiti. Proprio attorno a un itinerario culturale, in tempi di Regno Unito e di Brexit, si potrebbe costruire un’originale offerta turistica. Ci si accontenta invece di vedere folle di turisti sostare davanti al balcone (falso) di Giulietta, lungo la calpestatissima via Cappello, dove l’unica attrazione è rappresentata dal negozietto che ti offre il ricamo del tuo nome sul grembiule. Frotte di turisti vengono poi accompagnati alla casa (finta) di Romeo. Pochi si allungano invece fino alla Tomba di Giulietta restaurata da poco.

L’ELENCO DI QUELLO CHE NO, NON VA BENE
In un approssimativo elenco delle cose che non mi piacciono della città, allora, al primo posto c’è’ proprio questa scarsa attenzione al turista. Il ragionamento del commerciante veronese è molto semplice e realistico: il viaggiatore a Verona arriva lo stesso perché deve vedere l’Arena e poi in mezza giornata sbriga velocemente il giro delle Arche, di Piazza dei Signori e delle vicine basiliche del centro. Pochi si allungano fino alla splendida basilica di San Zeno. Invece dovrebbe attrezzarsi per quando il numero dei visitatori (speriamo di no) calerà. Solo la cultura, in una città come questa, può venire in aiuto al turismo, e al turismo delle nuove generazioni. Allora pensiamoci prima che sia troppo tardi, buttando l’occhio anche alla sinergia con il lago di Garda a trazione tedesca, per evitare che dalle sponde del Benaco si arrivi in città solo quando c’è brutto tempo. A meno che non si voglia solo incentivare il mordi e fuggi dello shopping che ha in via Mazzini l’esempio più eclatante di un grande centro commerciale a cielo aperto, che attende solo l’arrivo dei ricchi russi e cinesi.

Restando al centro storico, strettamente collegata con il turismo, c’è una seconda cosa cosa che andrebbe cambiata. E sono i  “bancheti” di Piazza delle Erbe. I veronesi la amano, i turisti la adorano e l’amministrazione la usa per una serie di iniziative, ma quei brutti “bancheti dei piassaroti” proprio stonano. E’ vero che le attuali “casse da morto” sono arrivate per sostituire quelli obsoleti, che un tempo venivano presi di mira dai primi drogati quando Verona era la “Bangkok d’Italia” per via dello spaccio di eroina. Però senza arrivare alle vette dei mercati di Norimberga si potrebbe trovare una soluzione che avvicini alla Piazza delle Erbe di Padova, dove i banchi sgomberano ogni sera. Sempre per restare alle piazze simbolo della città, un pensiero va sicuramente alla Bra e al suo Liston sempre più occupato dai tavolini che via via sono diventati più invasivi. Per non parlare di quel grande luna park che è diventata la Bra, palcoscenico per ogni tipo di manifestazione. Aveva cominciato l’assessore Graziano Rugiadi, a cavallo degli anni Ottanta, a trasformare la piazza in palazzetto dello sport, poi è stato tutto un divenire enogastronomico. Provate poi a immaginare piazza Bra senza i possenti cedri che oscurano la lontano la vista dell’Arena…

La lista potrebbe proseguire con la situazione deficitaria delle piste ciclabili. Il tema resta legato a quello più generale della mobilità e dello smog, ma ci sono vere e proprie situazioni di pericolo. Non aspiriamo, pur essendo stati sudditi di Maria Teresa, di raggiungere un sistema di viabilità ciclistica come quella di Vienna, ma ci sono punti come quello di Corso Porta Nuova per i quali vanno trovate soluzioni adeguate. La direttrice est-ovest verso l’ospedale di Borgo Trento andrebbe regolata, pena rischiare la vita tutti i giorni. E’ partita una campagna di agevolazioni per le bici a pedalata assistita, ma il problema è quello di offrire ai ciclisti che abbandonano l’auto, una sistemazione in sicurezza.

Per completare l’elenco delle deficienze ambientali mi preme segnalare la mancata valorizzazione dell’Adige. Di sicuro la regimentazione del fiume con i muraglioni costruiti dopo l’alluvione di fine Ottocento impedisce la valorizzazione dei Lungadigi che sono utilizzati solo per il passaggio delle auto. Che dire poi dell’assenza di un grande polmone verde in città. Si sta sopperendo con una miriade di piccoli parchetti in giro per la città, a compensazione dei centri commerciali. Verona insomma si conferma una città non proprio amica dei bambini, che in centro devono accontentarsi del parco giochi dell’Arsenale. La città nel suo insieme deve accontentarsi di ammirare da lontano la collina delle Torricelle, un patrimonio che resiste all’attacco dei rustici che nottetempo vorrebbero diventare villette.

L’ELENCO DI QUELLO CHE SÍ, VA BENE
Per una volta parliamo anche delle cose che funzionano (o almeno che funzionano secondo chi scrive). Al primo posto il mondo del volontariato. E’ una presenza silenziosa, ma importantissima. Il terzo settore, come lo chiamano i sociologi, ha una sua vetrina che ogni anno viene aperta in piazza Bra, ma sono più di 500 le sigle accreditate nei più svariati settori dell’impegno civile, che senza tanto clamore sopperiscono alle inevitabili carenze amministrative. Una grande parte di città di cui si parla sempre troppo poco anche perché, lo sanno bene i giornalisti, il “buono” non fa notizia. Ma se è purtroppo vero che l’albero che cade fa tanto rumore, a Verona, quello del volontariato è una vera foresta che cresce. Il Centro di servizio per il volontariato della provincia di Verona è infatti uno dei sette centri istituiti dal Comitato di Gestione del Fondo speciale della Regione Veneto che opera dal 1997. I suoi servizi sono gestiti dalla Federazione della Provincia di Verona e opera gratuitamente al servizio di tutti i cittadini di tutte le realtà del volontariato iscritte o non iscritte al registro regionale del volontariato e  operanti nelle quattro aree tematiche previste dalla legge: valorizzazione e assistenza alla persona, socio-sanitario, tutela dell’ambiente e dei beni culturali, soccorso e protezione. C’è da dire che la cronaca nera riserva spesso una pagina speciale alla città di Verona. Avviene quando una parte degli ultras dell’Hellas si fa notare al Bentegodi o in giro per l’Italia per i loto atteggiamenti violenti e razzistici. Ecco, la proposta della città del volontariato è la risposta migliore dell’altra parte di città. Ma che Verona meriti comunque un bel voto in pagella lo dicono anche le statistiche.

La città si colloca ogni anno nelle parti alte delle classifiche che parlano di qualità della vita (è una città indubbiamente ricca), di raccolta differenziata, di numeri di impianti sportivi, di qualità degli istituti scolastici, della buonissima sanità d’eccellenza. Il resto della buona pubblicità lo fanno i turisti che restano meravigliati dalla pulizia e dell’ordine che regna. I visitatori, che in gran numero calpestano le storiche pietre dei marciapiedi, così hanno buon gioco ad ammirare le facciate colorate dei palazzi. Per non parlare dei futuri architetti provenienti da tutto il mondo, che ogni giorno si fermano in piazza Nogara per ammirare e copiare il disegno della facciata restaurata della Banca Popolare e realizzata da Carlo Scarpa. Una ricerca della bellezza che è bene non tradire.

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