La parrocchia offre un alloggio ai profughi

La parrocchia offre un alloggio ai profughi

La parrocchia di Lazise sarà la prima affacciata sul lago di Garda ad accogliere un piccolo gruppo di migranti, in risposta all’appello lanciato a settembre da papa Francesco affinché istituti religiosi, diocesi, santuari, monasteri e parrocchie mettano in pratica lo spirito di solidarietà e apertura al prossimo espresso nel Vangelo. Don Achille Bocci ha accettato da subito la sfida, parlandone alla comunità di fedeli e portando la scelta al vaglio del consiglio pastorale, che a fine settembre ha votato all’unanimità a favore dell’accoglienza.

A distanza di cinque mesi il progetto si sta realizzando: pur con qualche difficoltà, è stato trovato un appartamento in paese e la parrocchia ha stipulato un contratto d’affitto per i prossimi quattro anni. Verranno ospitati quattro migranti in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati, giovani uomini arrivati in Italia da qualche mese e inseriti nel programma di accoglienza gestito dalla Prefettura di Verona anche attraverso la cooperativa sociale e casa di accoglienza Il Samaritano della Caritas diocesana, con cui verrà stipulata una convenzione. «Strada già intrapresa da altre parrocchie veronesi, tra cui alcune in città oltre a Bussolengo, Lugagnano e a breve Isola della Scala», ricorda il direttore del Samaritano Michele Righetti. «Non sappiamo ancora chi arriverà, né la nazionalità, anche se probabilmente si tratta di africani», fa sapere don Achille, che ha iniziato a diffondere la notizia a livello informale e oggi ne darà comunicazione durante le messe. Il loro arrivo è previsto tra la metà e la fine di marzo. «La Caritas», precisa, «ci destinerà persone che ospita da tempo e che ha avuto modo di conoscere». L’obiettivo «è decentrare a piccoli gruppi per facilitare l’inserimento nel territorio e avere uno sguardo alle esigenze di ciascuno».

La responsabilità dei profughi continuerà ad essere in capo a Prefettura e Caritas, mentre alla parrocchia spetterà il compito di accompagnamento attraverso i volontari che si sono resi disponibili e la supervisione di un operatore della Caritas. «Li aiuteremo nella gestione domestica, organizzeremo attività e tirocini per un inserimento anche lavorativo nella comunità, in modo che se riceveranno lo status di rifugiati siano in grado di camminare con le loro gambe», prosegue don Achille, che ha inviato una lettera al sindaco Luca Sebastiano e ai carabinieri di Lazise per informarli del progetto e chiederne, in quest’ultimo caso, la collaborazione per fornire ai migranti le linee guida di una corretta condotta utile all’integrazione.

APERTURA NON APPOGGIATA da tutti, don Achille lo sa. Oltre alle prese di posizione delle sezioni locali della Lega Nord, nei mesi scorsi si è fatta sentire la voce di Federalberghi Garda Veneto, che aveva chiesto al prefetto di Verona Salvatore Mulas di non tenere in considerazione le disponibilità all’accoglienza pervenute dagli albergatori gardesani. Secondo la maggioranza degli operatori del settore l’arrivo di profughi influirebbe in modo negativo sulla qualità del turismo e sull’immagine del Garda. «Il Vangelo è lo stesso dappertutto, sia nel mondo turistico che non turistico», ribatte il parroco, amareggiato anche per le voci che hanno iniziato a circolare in paese «deformando e ingigantendo la notizia, alimentando una paura illogica». Paura che, al di là dei timori per il turismo, si insinua anche tra le famiglie. «I pericoli più immediati per i nostri ragazzi e ragazze sono le droghe, lo sballo esagerato con i superalcolici e i divertimenti sfrenati, non certo i profughi», dice il don, invitando «la comunità a superare la logica dei pettegolezzi e mostrare la capacità di accoglienza insita nella ricettività turistica».

I profughi in arrivo dovrebbero concludere l’istruttoria per ottenere lo status di rifugiato nell’arco di un anno, ma l’impegno della parrocchia continuerà almeno per tutta la durata del contratto d’affitto. «Completiamo il principio cristiano della solidarietà, che non è prima i nostri e dopo gli altri, come dice qualcuno», rimarca il don, «finora abbiamo aiutato le famiglie del nostro territorio e continueremo a farlo, ma è il momento di aiutare anche gli altri».

A RUOLI INVERTITI la «benedizione» arriva anche dal sindaco Luca Sebastiano: «Rispetto la scelta del parroco, prova di grande umanità. Sono certo che non interferirà con la vita della comunità, anzi darà a Lazise l’investitura di paese solidale». Sarebbe stato diverso, ammette, se quella decisione avesse dovuto prenderla come amministratore: «Non abbiamo spazi da destinare a questa finalità», dice, rispondendo così anche alla Prefettura che in questi giorni ha invitato i Comuni a una maggiore collaborazione. «Come sindaco devo incentivare il turismo, ma la Chiesa ha finalità diverse da un’amministrazione e rispetto i due ruoli». Posizione più morbida di quella del collega Roberto Bonometti, sindaco di Affi, che lo scorso luglio pubblicò sul sito del Comune una segnalazione insolita per avvisare i turisti che volevano soggiornare ad Affi che all’hotel Garda era presente una quarantina di profughi. Avvertimento, si giustificò Bonometti, «a tutela e salvaguardia di turisti e cittadini».