La fusione piace a tutti: «Prima si fa e meglio è»

La fusione piace a tutti: «Prima si fa e meglio è»

 

LODI

La sfida ora è il tempo: «Risorsa scarsa per definizione», riflette Giulio Pedrollo presidente di Confindustria Verona e consigliere del Banco. Il tempo che non c’è: quello di attesa per annunciare la prosecuzione o meno della fusione con Bpm. E quello che invece serve e non può mancare: per gestire i deteriorati evitando di sottrarre alla banca risorse reali che ha in pancia, e che non vanno svendute ai professionisti del recupero crediti per una pulizia veloce ma onerosa.

Nel giorno dell’assemblea della riscossa, quella in cui Saviotti mostra conti finalmente positivi e dichiara la volontà di concludere l’operazione con Bpm, Pedrollo dice che proprio l’importanza del progetto richiede uno scatto: «Più il tempo passa, più aumentano i rischi». «Unire due banche solide e complementari come Banco e Bpm» sostiene l’industriale «serve ad avere una banca più forte, meno esposta sui deteriorati grazie ai buoni livelli di Milano, e solida commercialmente grazie alle dimensioni del Banco».

La rilevanza industriale del progetto rende Pedrollo ottimista: «È proprio la Bce», nota, «che chiede migliore copertura sui deteriorati, perciò mi auguro che si renda conto dei vantaggi della fusione». La palla però non può essere buttata in avanti. «Sia Verona sia Milano sono concentrate sul proprio core-business ma le operazioni straordinarie sono inevitabilmente elemento di distrazione.

Spero perciò che nelle prossime due settimane si arrivi a una decisione e potrebbe essere Pasqua la data determinante per capire cosa accadrà».

Se sulla fusione Pedrollo ritiene serva accelerare, per la gestione delle sofferenze pensa che occorra cautela: «Sappiamo tutti come funziona il mercato immobiliare in Italia. Si sta riprendendo e tra qualche anno potremo realizzare buoni guadagni con le garanzie. Su questo fronte il nemico è la fretta».

Impossibile sapere se le riflessioni di Pedrollo siano condivise da Ilze Rainska, membro della vigilanza Bce, ieri in sala a Lodi come osservatrice, che non ha risposto alle domande dei giornalisti. Di certo, l’ipotesi fusione piace agli altri presenti a partire da Marco Gay, presidente dei Giovani di Confindustria nazionale.

«Di fronte ai primi segnali di ripresa» commenta Gay «il Paese deve spingere sull’acceleratore e una banca più forte come quella che può nascere dal matrimonio tra Verona e Milano darà più sostegno alle imprese». «L’Europa non pensi solo al rigore e alle regole», esorta, «e si renda conto che l’intenzione delle due banche è nobile e le aiuti piuttosto che ostacolarle».

I freni schiacciati dalla Bce finiscono nel mirino anche del sindaco Flavio Tosi, che arrivato da Verona per portare i saluti della città, in apertura lavori si dice «ottimista sull’esito» ma bacchetta l’Europa: «Fin qui è stata troppo rigida nelle sue osservazioni, ma l’operazione porterà vantaggio per tutti: per Verona, per Milano, e per il sistema bancario europeo perciò sarebbe assurdo far saltare il progetto». Dopo la benedizione venerdì sera da parte del governo, ieri si è mostrato favorevole anche il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, in sala come piccolo socio ed ex sindaco di Lodi: «Dopo la riforma delle popolari che aveva come obiettivo il consolidamento del sistema» dice «tutte le operazioni che portano a un rafforzamento del comparto sono viste con assoluto favore. Tanto più che si verrebbe a creare la terza banca del paese, unendo due popolari radicate nelle aree più dinamiche del paese». «Ciò premesso» conclude «non è compito della politica intervenire nelle scelte che spettano alle rispettive compagini sociali, e che vanno rispettate in ogni caso».