La criminalità organizzata a Verona: il dossier dell’Osservatorio per …

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  • L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha pubblicato sul proprio portale i dati aggiornati a dicembre 2015 relativi ai beni confiscati a Verona e provincia che rispetto al 2014 sono passati lo scorso anno da 23 a 54. L’Osservatorio civico per la legalità Verona ha a sua volta pubblicato un dossier di una ventina di pagine scaricabili da tutti e contententi un’ampia ed interessante analisi sull’attuale situazione relativa alle infiltrazioni mafiose nel territorio veronese dal titolo “Mafie e illegalità. Uno sguardo sulla città e la provincia di Verona”.

    Il dossier in questione è stato ripreso in questi giorni da diversi giornali, tra i quali anche L’Arena e il Corriere del Veneto, e la situazione che si prospetta è tutt’altro che rassicurante. Di fatto si tratta di un vero e proprio riepilogo complessivo di tutte le vicende relative al 2015 per quanto riguarda appalti, beni sequestrati, corruzione, spaccio di droghe, estorsioni e usura, discariche abusive, incendi, mafie e truffe.

    Nel documento in merito alla questione “mafie” sul territorio si legge: “Le dichiarazioni del Prefetto, così come quelle della Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, On. Rosy Bindi, suggeriscono di non sottovalutare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose a Verona, in particolare quelle della ‘ndrangheta, la mafia calabrese. Rosy Bindi ha affermato che Verona è un punto di fragilità nella regione dal punto di vista delle infiltrazioni e ha proposto, a seguito di quanto emerso dall’inchiesta Aemilia e da alcune vicende giudiziarie che hanno riguardato amministratori del Comune di Verona – come ad esempio l’ex vice Sindaco Vito Giacino – di valutare la possibilità di istituire una Commissione per l’accesso agli atti dell’ente”.

    Quest’ultima ipotesi venne stigmatizzata dallo stesso sindaco Tosi come “strampalata”, ma in seguito sull’appettibilità della provincia scaligera per le “mafie” ritornò ancora lo stesso Prefetto Mulas, lanciando avvisaglie d’allarme e chiedendo che venisse prestata massima attenzione da parte degli imprenditori locali. Sempre Mulas inoltre inviò nel corso del 2015 ben tre interdittive antimafia che coinvolsero altrettante società (Nico.Fer, Gri.Ka e Gfa srl), vietandole di intrattenere alcun rapporto con la pubblica amministrazione. Il Prefetto Mulas, alla fine del 2015 si espresse così: “Le organizzazioni criminali usano la nostra città come cassaforte. I veronesi sono bravissimi a creare ricchezza ma devono stare attenti che questa ricchezza non venga aggredita. Lo ripeto ovunque vada, ai politici, alle forze dell’ordine, agli imprenditori: quando vieni preso nella morsa della mafia, non te ne liberi più. Se la ‘ndrangheta è riuscita ad arrivare in Germania, volete che non riesca ad arrivare nel nord Italia?”

    Il documento dell‘Osservatorio civico per la legalità Verona riporta in merito anche l’elenco dei nomi delle famiglie collegate alla ‘ndrangheta presenti ed operative sul territorio tra Verona e Vicenza: “Secondo quanto riportato nella relazione della Direzione investigativa antimafia, relativa al primo semestre 2015, tra le province di Verona e di Vicenza opererebbero le seguenti ‘ndrine calabresi: Dragone e Grande Aracri di Cutro (Kr), Papalia-Italiano di Delianuova (Rc), Anello-Fiumana di Filadelfia, Morabito-Pangallo-Marte di Africo Nuovo (Rc), Pesce di Rosarno (Rc), Arena di Isola Capo Rizzuto (Kr) e Alvaro di Si- nopoli (Rc)”. Al centro degli interessi della criminalità organizzata vi sarebbero soprattutto attività connesse al mondo dell’edilizia, oltre a quelle legate al settore dei trasporti, del turismo e della ristorazione.

    Per quanto riguarda invece la droga, il dossier riporta che nel corso del 2015 “complessivamente sono stati sequestrati più di 345 kg di sostanze stupefacenti, in particolare hashish (198 kg), marijuana (58 kg), eroina (54 kg). Sono state 284 le persone denunciate per reati collegati alla droga, di cui 55% straniere e il 45% italiane”. In merito però emerge come il fenomeno sia prevalentemente legato a persone di nazionalità straniera, soprattutto marocchina e albanese, mentre dai dati raccolti dall’Osservatorio le “mafie” sembrerebbero meno interessate a questo genere di attività, anche se in significativo aumento.

    Infine il dossier si sofferma inoltre sul tema delle “discariche” e degli “incdendi”, riportando una serie di fatti di cronaca avvenuti nei mesi scorsi e traendo una preoccupante conclusione che dovrebbe far molto pensare: “Per quanto concerne la situazione degli incendi rilevati nella provincia di Verona, vi sono due elementi che fanno riflettere: da una parte, la loro numerosità e, dall’altra, il fatto che ad essere principalmente colpite sono ditte dedite al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti. Questo, come è stato scritto anche in alcune interrogazioni parlamentari, porterebbe a pensare, almeno in alcuni casi, alla possibilità di ingerenze da parte delle criminalità organizzata”.