Il razzismo appeso alla porta della libreria di Verona

Il razzismo appeso alla porta della libreria di Verona

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Verona

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“I negri non possono entrare”, padroneggia, affisso nell’alto di una vetrata, a chiare lettere, marcate da un indelebile negro. Appare sulla porta d’ingresso del circolo “Librolandia”, in via Barbarani, nel quartiere San Zeno di Verona.

La notizia è di ieri; riportiamo i fatti, non possediamo risposte nelle nostre mani, solo tante supposizioni, e tanta indignazione. Un sentimento sempre molto caro, ultimamente, a noi italiani.

“I negri non possono entrare”,

ci terrei a ripeterlo. 5 Parole accompagnano la vetrata dell’ingesso di una libreria, seguite da fiocchetti lilla, cuoricini rosa pastello, ritagliati forse da qualche pezzo di stoffa, l’immagine paffuta di un faccione in bianco e nero,  di una bimba dalla chioma petalosa, e libri da cucina, scontati al 50%.
Ebbene, questo è quello che traspare dalle pallide membra italiane, trasudanti di amore e solidarietà, bontà e amore per il prossimo, e non dimentichiamolo, per il meno fortunato.

Non stiamo qua a raccontarvi la storia di un Paese piegato in due, spezzato nel mezzo; un cuore pulsante che lacrima sangue umano, ma anche gloriosa eroicità.

Possiamo spiegarci il motivo di questa nostra innata e grandiosa capacità di retrocedere mille passi indietro, rispetto a quelli che, faticosamente, ogni giorno, intraprendiamo? Abbiamo le capacità di spiegarci questo fatto?

Accoglienza, integrazione, in un luogo che dovrebbe rappresentare per eccellenza un incontro con la cultura, quella meravigliosa cultura di cui ognuno può nutrirsi, che invece uccide l’intelligenza.

Uno scherzo di pessimo gusto, o incredibile odio razziale, capace di uccidere quei rari frammenti di umanità, che a stento riusciamo ancora a tenerci stretti?

L’assurdità dell’accaduto ci porterebbe a pensare ad una bufala, per quanto sia vergognoso e carico d’intolleranza.

Ci verrebbe timidamente da affermare, analizzando da fuori il fatto compiuto, che ci troviamo di fronte ad una serie non indifferente di malcontento generale, d’intolleranza e indignazione. Questi sono i sentimenti che riaffiorano le nostre sfere emotive ogni giorno, e più volte al giorno.

Cosa sia davvero successo non siamo tenuti a saperlo, non ancora, ma il cartello sarebbe rimasto appeso alla vetrata per circa un’ora, un tempo accettabile per scatenare un putiferio virale dalle dimensioni colossali.

Spesso ci scordiamo di vivere nella società della gogna, dov’è sufficiente che una briciola di pane venga lanciata nella direzione sbagliata, per far crollare un intero palazzo di certezze.

Certo è che il momento è giusto: la popolazione italiana è portata all’esasperazione da una classe politica che non sembra più interessata a rappresentarla.

Le parole della titolare non abbiamo potuto ascoltarle, il telefono ha suonato a vuoto, senza dare risposta. Si legge sul “Tg Verona” che “si sarebbe giustificata dicendo che si trattava di uno scherzo”. Si potrebbe aggiungere di cattivo gusto, comparso per il lasso di tempo di un’ora, in un luogo che, come già detto, dovrebbe stimolare l’intelligenza e la salute dell’anima.

Il quotidiano “l’Arena” di Verona riporta la notizia in 4 righe, aggiungendo, inoltre, che la polizia scientifica e la Digos avrebbero aperto un’inchiesta sulla vicenda, per approfondire e, forse, dissipare ogni dubbio sull’accaduto.

La condanna al gesto è unanime, ovviamente, anche sui social; ma possiamo davvero ritenerci estranei alla polemica che, chiunque sia l’autore, ha scatenato? Sarà forse causa di un clima esasperato e un po’ folle che alcuni leader politici di destra stanno ostinatamente continuando ad alimentare, recuperando cocci e rimasugli di un fallito referendum?

Si sta forse insinuando nelle nostre coscienze una nuova, vecchia, Apartheid?

 

Elisa Bellino