Il morbillo torna a far paura anche a Verona – Città – L’Arena

Il morbillo torna a far paura anche a Verona – Città – L’Arena

In Italia è boom di morbillo e anche a Verona la situazione si fa seria. Nel territorio dell’ex Ulss 20, a gennaio di quest’anno sono stati registrati 4 casi, altri 15 da febbraio a metà marzo. Nell’arco di tutto il 2016 era stato segnalato solo un caso, mentre nel 2015 nessuno. Insomma, la si credeva debellata e invece la malattia è tornata a far paura.

Il Ministero della Salute ha reso noti i dati nazionali, perché il calo delle vaccinazioni ha fatto registrare un’impennata allarmante della patologia. Infatti, a fronte degli 844 casi segnalati nel 2016 (70 solo a dicembre), dall’inizio del 2017 ne sono stati registrati più di 700. Nello stesso periodo, l’anno scorso, erano stati 220. L’incremento è del 230%.

Sarebbero quattro le regioni più colpite da questa epidemia: Piemonte, Lombardia, Lazio e Toscana. Più della metà dei casi arriva da lì, ma nel 2016 18 tra regioni e province autonome hanno segnalato casi di morbillo.

In Veneto erano stati 40 quelli accertati. «Da febbraio dell’anno scorso, in Romania è in corso un focolaio di morbillo che negli ultimi cinque mesi ha causato oltre tremila casi» spiega Giuseppina Napoletano, direttrice del servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Ulss 9 Scaligera. «Lì la copertura vaccinale per la prima e la seconda dose del vaccino è inferiore al 90%, un valore che aumenta il rischio di circolazione del virus nel Paese ed espone gli Stati europei vicini al rischio di importazione dell’epidemia».

Anche in Italia siamo lontani dalla soglia di sicurezza del 95%, necessaria per impedire la diffusione del virus. La copertura media a 24 mesi di vita è dell’85,3%, mentre è un po’ più alta nella nostra regione: nella coorte dei nati nel 2014 è dell’89,2%, con un incremento di due punti percentuali rispetto all’anno precedente. In Veneto per i bambini nati dal 2008 non è più obbligatorio «ma per il morbillo non esiste una cura e il vaccino è l’unica misura di prevenzione efficace» sottolinea Napoletano.

«Probabilmente la malattia non viene considerata pericolosa, per questo è in calo l’adesione al vaccino Mpr (un complesso contro morbillo, parotite e rosolia). Però porta delle complicanze gravi come la polmonite, in un caso ogni cento e con una mortalità del 15%, o l’encefalite in un caso ogni mille. La malattia o le sue complicanze causano uno/due decessi ogni mille persone colpite. I casi che stiamo registrando riguardano in prevalenza giovani adulti non vaccinati ma il rischio aumenta quando a contrarre la malattia sono bambini non vaccinati o persone affette da altre patologie». Peraltro, spiega Napoletano, «siamo di fronte a una malattia infettiva molto contagiosa: per ogni caso di morbillo abbiamo dai 15 ai 17 casi secondari. Il virus si trasmette per via aerea e ciò rende difficile prendere precauzioni. Per interromperne la trasmissione sono necessarie coperture vaccinali molto elevate con due dosi di vaccino. Eppure il morbillo viene trasmesso solo nell’uomo, quindi eliminarlo è possibile. In America questo obiettivo è già stato raggiunto».

In Italia la vaccinazione contro il morbillo è raccomandata. Nel calendario vaccinale del Veneto, è offerta al 14° mese con un richiamo a 5, 6 anni. Ma la possono fare gratuitamente, a tutte le età, anche i soggetti non immuni. Tranne chi soffre di deficit immunitario o è sotto terapia immunosoppressiva, né le donne in gravidanza, per precauzione. Invece, è consigliata alle persone infette da Hiv che non hanno ancora sviluppato l’Aids. «A Verona abbiamo avuto tantissime richieste di vaccinazioni per meningite, però bisogna tenere presente che il morbillo ha un’infettività molto più alta» conclude. «Abbiamo a disposizione un buon vaccino, che fornisce una buona copertura».