Il giorno del ‘Core de Roma’ Losi, che rifiutava la pillole di Herrera

Il giorno del ‘Core de Roma’ Losi, che rifiutava la pillole di Herrera

Buon compleanno a

SERGIO SANTARINI, 1947, ex difensore di Rimini, Inter, Roma, Catanzaro
Faceva coppia con Aldo Bet, non si sposarono ma diventarono cognati   Sostituì Losi, nato oggi anche lui. Vedi dopo. L’Inter di Helenio Herrera  la Roma del Mago eppoi quella di Scopigno, di Liedholm di Giagnoni. Sostituitì, dopo un anno passato insieme, la bandiera Losi. Lo hanno sovente definito «libero col piumino da cipria», un difensore in guanti gialli, un atleta troppo raffinato in campo e fuori per poter piacere ai tifosi della Curva Sud «Ho sempre dato del “lei” al tifoso, al cronista che viene al campo per sapere dei bagni e massaggi, al droghiere sotto casa. Non partecipo volentieri a premiazioni e pranzi ufficiali, non sono ottimo public-relation di me stesso, non mi piacciono le rimpatriate. Si finisce sempre per malignare, per fare pettegolezzi su Tizio e Caio. E dopo le bicchierate e lo champagne ci si ritrova più insicuri e scontenti di prima.” «Ho imparato ad essere concreto da mio padre camionista. Era sempre in giro per l’Italia, tornava a casa stanco. Successivamente comprò un paio di camion, e non ci faceva mancare nulla. Mia madre era soddisfatta, mio fratello maggiore giocava a pallacanestro, tesserato col Rimini. Siccome lo andavo spesso a vedere, mi venne voglia di cominciare a praticare il parquet. Fino a tredici anni ho pensato di poter diventare un discreto play-maker. Proprio vero che la realtà è sempre diversa dai sogni. Un giorno, all’oratorio, il pallone da basket si sgonfiò e per non passare il pomeriggio ad annoiarmi, seguii altri compagni sul campo vicino.C’erano due porte, delle linee di gesso per terra. Giocavamo al calcio. Dimenticai il basket e assimilai così le prime nozioni. La squadra calcistica della parrocchia Stella”. Quando era al Rimini, il Venezia, dovendo affrontare il Santos, in una amichevole, il Venezia lo volle in prestito e gli affidò il controllo di Sua Maestà Pelé.. “A pensarci mi vengono i brividi, mi gira la testa. Mi feci il segno della croce e andò bene, in tribuna c’era Allodi, amico di Bizzotto. L’Inter, per avermi, sborsò una novantina di milioni. Mio padre dette il consenso; avevo ottenuto la maturità scientifica e mi ero iscritto all’università».
«Appena arrivai a Roma, temetti che, con Losi, si ripetesse un nuovo caso Picchi. Invece i romani si dimenticarono del mio predecessore. Quante cose belle e tristi sono capitate, da allora!..Ora mi torna in mente il ritiro di Brunico. Proposi a mister Liedholm di modificare il nostro sistema di gioco. Accettò immediatamente, aggiungendo con il suo sorriso e il suo modo di fare: ‘Però… mi date una mano?!’. Insieme a lui, e lo dico con sincera umiltà, siamo stati i primi a rivoluzionare il calcio italiano lanciando il modulo a zona. Grandi critiche agli inizi, ma la strada da seguire sarebbe stata quella. Scelgo questo episodio perché la Roma, altrimenti, non sarebbe diventata quello che è diventata”. 

GIACOMO LOSI, 1935, ex difensore, bandiera della Roma, 386 presenze (è terzo dopo Totti e De Rossi) di cui 299 da capitano, dal 1954 al 1969. Detto “Core de Roma”, anche se nato in provincia di Cremona. Detto anche “Palletta” “perché saltavo come se rimbalzassi”. Cresciuto in una famiglia di lavoratori anti-fascisti ( “Mio padre non ha mai voluto saperne della tessera del Fascio. Era di famiglia socialista”). Da bambino partecipa indirettamente alla resistenza portando le munizioni che i partigiani usavano contro i nazisti. Rimediò la sua unica ammonizione in carriera proprio nell’ultima partita disputata in serie A a Verona “Loro avevano Bui e Traspedini, veloci e grintosi. Santarini, stopper, andava sempre avanti, spronato dal Mago, loro partivano in contropiede e io mi sono arrangiato. Al terzo intervento l’arbitro Motta di Monza mi ha detto: mi spiace, Losi, ma devo ammonirla. Ci sono rimasto male, ma era giusto così”. 
“Ho marcato Bobby Charlton quand’era ala sinistra, ho marcato Charles, Sivori, Altafini, uno dei più pericolosi, Jair, Corso, Virgili, Jeppson, Vinicio e tantissimi altri. Chi m’ha fatto più soffrire è Brighenti, con una gomitata all’arcata mi ha aperto uno squarcio, 12 punti di sutura, mai pensato che l’avesse fatto apposta Uno con cui non l’ho mai vista, Garrincha. Aveva una gamba più corta, veniva avanti ciondolando, come stesse per cadere, fintava da una parte e partiva dall’altra” 
Lasciò la Roma per i dissidi con Helenio Herrera “Credo fosse geloso della mia popolarità in città, anche se non la facevo pesare. Andavamo nei club dei tifosi e chiede-vano l’autografo prima a me che a lui. E sì che quand’era all’Inter mi voleva. Parlai con Allodi: Mino, quanto prendi a Roma? Glielo dissi. Ti diamo il triplo, disse lui. No, dissi io, queste cose non le faccio. Così presero Picchi. A Herrera non ho mai perdonato di aver fatto rientrare la squadra da Cagliari quando Taccola morì sul lettino dello spogliatoio. Io non c’ero, ero a Roma, e mi toccò andare a informare la famiglia di Giuliano. Forse a Herrera non faceva piacere che io rifiutassi la pillola quotidiana di Evoran, gliele procurava il massaggiatore Wanono in Francia. Mai presa, e dicevo ai compagni di starci attenti. Lui diceva che erano vitamine, ma noi cosa ne sapevamo?” 
Diventò amico di Di Stefano, durante una tournée in Venezuela: Roma, Real, Porto e Vasco da Gama. “Col Real eravamo nello stesso albergo, noi avevamo portato scorte alimentari dall’Italia e grattavamo il Parmigiano sulla pastasciutta. Lui s’avvicina al tavolo e chiede: cosa ci mettete sopra? Un nostro formaggio. Posso assaggiare? Ma è meraviglioso. Come posso averlo a Madrid? Mi dai il tuo indirizzo e te lo spedisco io. Così ho fatto e da lì siamo diventati amici, sono stato a casa sua, ho visto il monumento al pallone.”

FERDINAND COLY, 1973, ex terzino destro senegalese, con passaporto francese. di Perugia ( dal 2003 al 2005) e Parma (2005-2008). Il 13 maggio 2005 in Verona-Perugia viene insultato per tutta la partita dai “tifosi” razzisti dell’Hellas. Non reagisce, ma a fine partita si leva la maglia ripetendo  «Sono orgoglioso della mia pelle», battendosi il pugno sul petto e baciando il braccialetto bianco e nero della campagna antirazzismo della Nike. «Sono fatto così, e non abbasserò mai la testa di fronte a questi comportamenti.  A Verona come a Piacenza dove per la prima volta in vita mia sono stato insultato per il mio colore”.
«Ma io ho già dimenticato tutto – raccontò il giorno dopo – quando sono in campo non penso a niente di quello che mi succede intorno. Sono tanti anni che gioco al calcio e ho imparato a mie spese che fin quando si gioca la partita è meglio non pensare a queste cose. Più la gente mi fischia e mi insulta, più grinta io ci metto in campo. Mi dispiace per loro». «No, il problema non è Verona ma al limite i tifosi del Verona  Lo scorso anno ho giocato contro il Chievo in due occasioni e non è successo assolutamente nulla. Mi dispiace che a Verona succedano queste cose e mi dispiace soprattutto per il mio connazionale Papa Waigo che lì gioca e che ha avuto i suoi problemi. Venerdì dopo la partita mi ha consolato e mi ha detto di non dargliela vinta, di lasciar perdere e non dar loro soddisfazione perché quei provocatori speravano soltanto di vedermi perdere la testa».“Ho giocato 10 anni in Francia, poi in Inghilterra ed ora in Italia e mai prima di Piacenza avevo avuto questi problemi. Io che in Francia sono cresciuto in una famiglia di bianchi e che ho sposato una ragazza bianca» Secondo l’allenatore scaligero Ficcadenti gli insulti non sarebbero stati dovuti al colore della pelle di Coly, ma al fatto che nella partita di andata era stato espulso e poi squalificato per 8 giornate per aver sputato all’arbitro (sic!)

Auguri anche a

GIANLUCA FRANCESCONI, 1971, ex difensore di Lodigiani, Napoli, Reggiana, Juventus, Genoa, Pescara, Brescello Alla Juve la società bianconera puntò forte su Fortunato e per lui gli spazi furono pochi; quattro presenze in campionato, di cui solamente una da titolare contro il Piacenza, una in Coppa Italia e tre da titolare nella Coppa Uefa. Alla fine di quella stagione, venne richiesto dal Genoa e la Juventus ne avallò la cessione. 

ALESSIO SCARCHILLI, 972, ex centrocampista di Roma, Lecce, Udinese, Torino, Sampdoria, Mons (Belgio), Teramo, Viterbese. Esordì dal primo minuto in giallorosso contro l’Atalanta. «Avevo ventuno anni, fu il coronamento di un sogno quello di esordire davanti ai miei tifosi e ai miei amici da giocatore romano e romanista. Quel giorno sostituii il capitano, Giannini, in mezzo al campo. Vincemmo 2-1 in rimonta con le reti di Balbo e Haessler. Effettivamente, disputai una grande partita e con la mia prestazione contribuii a portare a casa il successo. Gran parte dell’incontro lo giocai mezzo infortunato per una botta ricevuta nel primo tempo. Durante l’intervallo mister Mazzone mi disse: “Che devi fa’? Jaa’ fai?”. E io risposi: “Sì, sì, certo che ce la faccio”, nonostante fossi incerottato. Come potevo lasciare il campo? Impossibile. Così Mazzone mi sostituii a pochi minuti dalla fine regalandomi una standing ovation. Al mio posto entrò il mio amico Daniele Berretta, con il quale ero cresciuto insieme. E dirigendomi verso la panchina, sentii la Sud invocare il mio nome. Bello». 

NICOLA SANSONE, 1991, ala sinistra del Villareal, ex Sassuolo, Parma, Bayern Monaco (nato in Germania).
BOADU MAXWELL ACOSTY, 1991. centrocampista ghanese del Latina.
GERMAN DENIS, detto El Tanque, 1981, attaccante argentino dell’Independiente, ex Cesena, Napoli, Udinese, Atalanta.

GIORGIO VENERI, 1939, ex centrocampista di Atalanta e Como e  una lunga carriera da allenatore  Ha collezionato oltre 700 panchine professionistiche, conquistando cinque promozioni dalla Serie C2 alla C1 (con Pergocrema, Fanfulla, Mantova, Casarano e Fiorenzuola. Dal 2002 al 2012 è stato CT della Nazionale U20 di Lega Pro
 
RINO RADO, 1941, ex portiere di Bologna, Catania, Reggiana, Clodiense. Col Bologna vinse lo scudetto del 1963-64, pur giocando…di rado (battutaccia) 

Per la categoria METEORE SERBE, buon compleanno a

DEJAN PETKOVIC, 1972, detto “Rambo” e in Brasile “Pet”ex centrocampista serbo, al Venezia nel 1999-2000, da luglio a gennaio, solo 13 partite. Vanta anche 8 presenze nel Real Madrid e una lunga carriera in Brasile, dove è diventato un idolo dei tifosi. Zamparini lo aveva annunciato come il sostituto di Recoba “L’eredità di Recoba non mi pesa. Quando si arriva in una nuova squadra, si sostituisce sempre qualcuno. Ed io sono convinto che non farò rimpiangere l’attaccante uruguayano. Voglio dimostrare in Italia di essere ritornato il giocatore che tutti avevano ammirato nella Stella Rossa. In Brasile mi sono creato una nuova identità dopo il passaggio a vuoto in Spagna, dovuto ad infortuni ed incomprensioni. Non sono stato io ad avere problemi con Capello, è stato lui ad avere problemi con il sottoscritto, è diverso. All’inizio non volevo andare un Sudamerica. Di solito sono i brasiliani a venire in Europa. Alla fine ho accettato ed è stata la mia fortuna. Adesso ritorno in Europa più forte di prima. A Salvador de Bahia ero l’idolo della tifoseria rossonera, spero di conquistare al più presto anche i tifosi veneziani”. Non si è fatto mancare neppure i soggiorni in Cina allo Shanghai, poi in Arabia Saudita all’Al-Ittihad.

BRATISLAV MIJALKOVIC, 1971, ex difensore serbo, al Perugia nel 1996-97.