I privati salvano l’Arena Una copertura high tech sull’anfiteatro romano

I privati salvano l’Arena Una copertura high tech sull’anfiteatro romano

Un progetto tedesco per dare una copertura (rimovibile) all’anfiteatro romano più famoso al mondo dopo il colosseo: ovvero l’Arena di Verona. È stato lo studio di ingegneri Schlaich Bergermann and partners, coadiuvato dagli architetti del gruppo Gerkan Marg and partners, ad aver vinto il concorso internazionale indetto dal comune scaligero più di un anno fa e scaduto il 9 settembre. Un concorso sponsorizzato dal gruppo Calzedonia – che ha messo a disposizione 100mila euro: 70mila destinati ai progetti selezionati, 30mila per i lavori della giuria- per il quale sono stati presentate 87 progetti. Tra questi ne sono stati esaminati 84, perché 3 sono stati ritenuti da subito non idonei). Lo studio tedesco curerà quindi, come annunciato ieri al Politecnico di Milano, un progetto dal costo stimato attorno ai 13,5 milioni di euro, che sarà oggetto di un tavolo di confronto con la sovrintendenza e il ministero dei Beni culturali. Prevede una copertura mobile che verrebbe utilizzata per garantire gli spettacoli in Arena anche nelle serate di maltempo. Ma soprattutto dovrebbe, parola di giuria e architetti, preservare l’anfiteatro dai danni delle intemperie. L’opera prevede un velario di copertura (circa 12mila metri quadrati) che si raccoglierà su un unico lato a scorrimento. La soluzione degli ingegneri tedeschi si articola su un anello perimetrale che poggia sul bordo superiore dell’Arena e permette di raccogliere i teli di copertura, disposti su un solo ordine di cavi, consentendo così un rapido passaggio da aperto a chiuso. In questo senso la parte più innovativa è, secondo gli esperti, il sistema di riavvolgimento dei cavi che può permettere di mantenere quasi completamente libero lo spazio soprastante il teatro, senza antiestetiche sovrastrutture.

Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia dovrebbe interagire in modo minimo con il profilo ad ellisse dell’Arena. La soluzione proposta, a copertura aperta, lascerebbe quasi per intero visibile, anche dalla cavea, il tratto superstite dell’anello esterno. La struttura sospesa pensata per appoggiare sul perimetro superiore dell’anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offrirebbe quindi un basso impatto architettonico. Però la committenza vorrebbe degli ulteriori miglioramenti. Già richiesti allo studio vincitore: «per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, collegamenti che nella configurazione attuale incidono sulle strutture dell’Anfiteatro».

«È un progetto fantastico», ha commentato il sindaco, Flavio Tosi, che si è mostrato ottimista riguardo alla possibilità di realizzare l’opera in tempi brevi. «Da subito partirà l’iter» di confronto con la sovrintendenza e il ministero, ha spiegato il sindaco di Verona, parlando di atteggiamento pragmatico di apertura mostrato nei mesi scorsi dal ministro, Dario Franceschini. «Ci vorrà qualche mese per la parte tecnica – ha continuato – un anno, un anno e mezzo per il cantiere. Se tutto va bene, da qua a tre anni, si fa». E anche Calzedonia ha ribadito la sua volontà di andare avanti. Così il patron Sandro Veronesi: «Se abbiamo iniziato il percorso – ha osservato – è perché c’era l’intenzione di impegnarci… Qualcuno forse mi odierà, ma sono orgoglioso di partecipare a questo progetto per la città di Verona. Speriamo che anche altri siano pronti a finanziare ma Calzedonia c’è».

Nel frattempo sono previste altre opere per mantenere operativa l’Arena. «Per il 2017-2018 – ha ricordato Tosi – si spenderanno 14 milioni di euro, 7 milioni dalla Fondazione CariVerona e da 7 da Unicredit, per la sigillatura dei gradoni».