Giorlo: «a Verona farò la rivoluzione»

Giorlo: «a Verona farò la rivoluzione»

Non farà né manifesti, né pubblicità. «Non ho risorse da sprecare», dice Marco Giorlo (nella foto da larena.it) , l’ex assessore che ha deciso di rimettersi in gioco come candidato sindaco alle prossime amministrative di Verona nel 2017, dopo aver visto archiviata un’inchiesta per infondatezza del reato per presunti legami con la criminalità organizzata, in particolare con la ‘ndrangheta calabrese. Ma la sua campagna elettorale l’ha già incominciata. «Farò il porta a porta», spiega, «e ho già incominciato incontrando quattro-cinque famiglie per sera». Il suo progetto è semplice: spaccare il potere veronese con il voto. Il nome della lista: “Tutto cambia”.

Porti pazienza Giorlo, ma dopo tutto quello che le è successo e con tutti i candidati che ci saranno da destra e da sinistra, perché fare una lista sua?
E’ proprio la risposta a quello che è successo. Non potevo uscire di scena, scappando. Bisogna essere coraggiosi, nella vita e in politica. Devo rispondere a tutti quelli che mi hanno votato (l’ultima volta sono stati quasi tremila, se si considerano anche i molti annullati ndr) perché altrimenti non capirebbero. Hanno provato a distruggermi, ma io ascolto i cittadini.

Torniamo per un attimo all’inchiesta che l’ha coinvolta e che le ha dato anche una certa notorietà televisiva per via degli approfondimenti di Report.
Delle persone si sono messe insieme e con un esperto avvocato hanno portato in Procura lettere anonime su Giorlo. Quattro Procure si sono occupate di me: Crotone, Padova, Catanzaro e Verona. Hanno detto che andavo a New York con Tosi per incontrare i miei parenti mafiosi, ma è risultato che in America non ho nessuno. Hanno detto che il mio povero padre era al soggiorno obbligato a Bardolino, dove invece ha lavorato come vigile urbano. Hanno sentito tutti. Erano solo falsità, come ha confermato ai magistrati un colonnello dei Ros. Non è venuto fuori un appalto sospetto, né un collegamento con la criminalità organizzata. Nulla. D’Arienzo mi ha anche additato per un bando alla Ca’ Bianca, una bocciofila. Si trattava di una gara andata deserta per due volte… La terza volta è andata aggiudicata: paga un affitto di 5-6 mila euro all’anno. E questa sarebbe la malavita. E allora mi candido a sindaco perché sono un uomo libero. Ci sono altre piste che andrebbero invece indagate.

Ma ha visto le interdittive antimafia del prefetto Mulas. L’infiltrazione mafiosa, nel Veronese, sembra esserci eccome.
Va fatta chiarezza dicendo intanto che non riguardano il Comune di Verona. Hanno portato qui la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, ma il Pd dovrebbe preoccuparsi di fare pulizia al suo interno. Così facendo non vince le elezioni. E poi, di appalti pubblici non ce ne sono più, sono tutti privati per via della legge urbanistica sulle compensazioni. Il Comune non ha risorse e così i privati in cambio fanno le rotonde. Vadano a vedere le società per azioni e le partecipate Agsm, Amia, Agec, Aeroporto, Fiera, Cariverona, Cattolica. Il Comune non fa più nulla.

La sua più grande delusione?
La più grande è Tosi. Mi ha lasciato solo dopo avermi usato e non ha mantenuto le promesse.

Quali?
Il rientro una volta archiviato. Invece nel primo mandato ha tradito il centrodestra, nel secondo la Lega e così può tradire anche Giorlo. Nulla di personale. Non mi doveva nulla, ma lo doveva agli elettori. Ma si va avanti. Certo che per cambiare le cose, Confcommercio, la Coldiretti, la Camera di Commercio non dovrebbero occupare la città. Sono posti che spetterebbero alla politica. E’ lì il vero potere. Il consigliere comunale non conta nulla.

Ma allora perché si candida a sindaco?
Per cambiare questo stato di cose. Ha visto il segnale che è arrivato con la Appendino con il taglio dei dirigenti e con la ripartizione delle ricchezze delle partecipate? Non accetto, per esempio, che l’Agec fatturi 7 milioni e ne distribuisca uno e mezzo. Avere una casa dall’Agec costa 3-400 euro al mese. E’ fuori mercato. Ha usato fondi regionali, ma non per fare case. Ora l’Ater sta modificando le regole. Però qui si cambia solo con il voto. Non posso consegnare il 90 per cento del potere al 10 per cento della città. A Palazzo Barbieri, come in Parlamento, c’è una lobby degli avvocati. Si sospendano dalla professione e facciano politica. Non si può essere avvocati al mattino e amministratore pubblico il pomeriggio.

E’ una critica a Tosi?
Non ce l’ho con lui, però doveva scegliere il meglio. Invece ha fatto diventare maggioranza chi era in minoranza e viceversa. Prenda gli assessori: ce ne sono almeno cinque che nessuno ha eletto. Chi rappresentano: il sindaco o la città? Si pensi a quanti dirigenti esterni ci sono in Comune. E i giovani bravi sono a casa. Ma non ce l’ho con lui, ha avuto anche tante difficoltà. Prendete il filobus. E’ un progetto vecchio e va fermato, ci sono alternative, per non parlare di una funivia di città. Il traforo? Sono favorevole, solo un’opposizione becera non ne ha capito la necessità. Sulla Fondazione lirica mi ha deluso: la nascita di Arena Extra con Girondini ha decretato la morte della Fondazione e la perdita di centinaia di posti di lavoro. Ora vogliono far ricadere la responsabilità sui lavoratori. Ma il dramma è solo rinviato a ottobre, quando sarà finita la stagione. E vogliamo parlare dell’Amia che invece di pensarea Verona va in Albania? A fare che?

Ma un suo progetto, lei ce l’ha?
Per prima cosa farò un assessorato al lavoro per diventare concorrente con le agenzie interinali. Ci sarà un tavolo permanente e sgravi fiscali per chi assume dagli elenchi comunali. Il secondo luogo farò rispettare la legge 68 sulle invalidità. Prima di tutti i diritti. Tra 15-20 anni di questo passo saremo un Paese povero. Prendere gli utili di Agsm: io li ripartirò alle famiglie bisognose per le spese alimentari. Gli utili non sono altro che le bollette dei veronesi. Non farò lo sponsor del Verona. Le famiglie vanno aiutate. Non gli tagli il gas. Il Tosi che conosco io doveva preoccuparsi di riqualificare l’area di San Zeno. Negli asili nido dimezzerò la tassa. Oggi si pagano dai 300 ai 500 euro. Chi vuole che faccia figli… All’Agec farò una rivoluzione: voglio che i bambini mangino nella mensa gestita dal comune, non il cibo delle multinazionali. Non darò redditi di cittadinanza, ma una prospettiva di lavoro su una solida base di diritti e di rispetto dei contratti sindacali.

In tutto questo suo agitarsi l’hanno però accusata di trasformismo. Giorlo nasce 60 anni fa come “ferroviere rosso”, poi si candida con la Margherita, poi viene eletto con l’Ulivo (846 preferenze), poi finisce nella lista Tosi, poi il silenzio, fino alla rinascita.
Non ci sono più ideologie e poi con l’età si cambia. L’unica cosa certa è che io sto con gli ultimi e con i Papa: se sei buono, sei felice.E il mio errore è stato quello di essere troppo buono, mi sono fidato e non ho fregato nessuno. Sono stato fregato io. Mi rende felice solo una cosa: quando il procuratore capo Mario Giulio Schinaia nel darmi la notizia della mia archiviazione mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: vada tranquillo, lei è una bella persona.

Ma la squadra di governo ce l’ha pronta?
Sarà semplice. Non ci sarà né un avvocato, né un ingegnere, né un architetto, ma un disoccupato, un operaio e un pensionato che ha testa. Va capovolta la logica, con gi ultimi che diventano primi e siccome gli ultimi in questa città sono la maggioranza, è ora che si facciano sentire e che mandino a casa tutti. Il patto sociale si è rotto Speravo che Tosi facesse tutto questo, perché la sinistra non lo faceva. Ma il suo errore politico è stato quello di uscire dalla Lega. E adesso se va a fondo Alfano vediamo a chi si attacca. Il referendum di ottobre, quando vincerà il No, sarà già decretata la sconfitta di Tosi. Lui si è schierato per il Sì con Renzi, ma a Verona la partita è complicata. Resterà da solo, con il suo ufficio stampa.

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