Gilmour, la magia dei Pink Floyd

Gilmour, la magia dei Pink Floyd

VERONA

Gilmour, la magia dei Pink Floyd in Arena

Ultimi giorni del tour in Italia per il chitarrista della storica band inglese, tra nuovi successi e classici del rock

David Gilmour in arena a Verona

VERONA difficile parlare di un concerto di David Gilmour, specie di quello di domenica sera all’Arena di Verona. Difficile perch ci si trova di fronte un musicista che ha gi, e da tempo, un posto nell’Olimpo degli dei del rock. E vedere la differenza tra come suona e canta un Dio e come lo fa un comune mortale mette i brividi. Un concerto di Gilmour (e al massimo di altri cinque o sei artisti in attivit) fa pensare ad un incontro di pugilato tra un campione dei pesi massimi e uno dei “piuma”: facile scommettere sul vincente. Tanto pi che a Gilmour invece delle tre ore di musica che domenica ha regalato all’Arena, suonando fino a dopo le una di notte (tutto il concerto stato spostato di un’ora per permettere un sound check completo), sarebbero bastati tre pezzi (“Wish you were here”, “Us and Tthem” e “Shine on you crazy diamond”) per costringere un giudice ad arrestare il combattimento per “manifesta inferiorit” dell’avversario.

Ma per fortuna l’Arena non un ring e il rock non una sfida; e tre ore di bellezza assoluta si possono ancora godere. Il cinguettio anticipa la strumentale “5 A.M.”, il primo dei sette pezzi di “Rattle that lock”, poi “MrScreen”, il gigantesco schermo circolare che fa compagnia a Gilmour (e ai Pink Floyd) da pi di quarant’anni, inizia ad animarsi per la title track del nuovo disco solista. Capelli corti e bianchi come la barba, maglietta nera e jeans scuri, Gilmour in forma, semplicemente, divina. “Faces of stone”, che inizia con un dialogo tra le tastiere di Chuck Leavell (visto gi con i Rolling Stones e George Harrison) e Greg Phillinganes (che ha lavorato con tutti i grandi, da Eric Calpton a Michael Jackson), la pi floydiana del nuovo album e regala un assolo finale di chitarra che il pubblico accoglie con un mormorio di godimento. Nulla al confronto della delizia pura con cui i 13 mila che hanno mandato sold out l’Arena dimostrano all’attacco di “Wish you were here”: qui si bussa direttamente alla porta del Paradiso. “What do you want from me”, da “The division bell”, una delle novit della scaletta del 2016. “Il Gladiatore” poi si siede alla slide mentre Guy Pratt passa dal basso elettrico al contrabbasso per “A boat lies waiting”.

Una perla della carriera solista (questa volta da “On a island”) come “The blue” apre a “Money”, capolavoro del rock politico, con un grande assolo al sax di Joo Mello. Si continua con un altro gioiello, la floydiana “Us and them”, e uno dei pezzi pi riusciti di “Rattle that lock”, la pacifista “In any tongue”. I rintocchi di campana suonati dal batterista Steve DiStanislao fanno capire che arrivato il momento di “High hopes”, misteriosa e mistica pi che mai. “Grazie, grazie mille, buonasera e benvenuti – dice Gilmour in italiano, passando poi ad un pi congeniale inglese – sono felice dello essere qui di nuovo, e sicuramente non per l’ultima volta”. Luned 11 luglio, infatti il concerto areniano sar bissato, anche se bello sperare che Gilmour voglia ritornare di nuovo a Verona dopo questo 2016. La pausa di 15 minuti apre ad secondo set, meno cantato ma pi suonato. A cominciare dalla seconda sorpresa della scaletta, la strumentale “One of these days” del periodo di “Meddle”, anticipata da uno strumento che riproduce il rumore del vento, e terminata in un vortice psichedelico che fa pulsare “MrScreen” di mille colori. La lunga suite “Shine on you crazy diamond” proposta nelle parti I-V, ormai leggenda. Poi “Fat old Sun” e “Coming back to life” chiudono il cerchio. “On an island”, title track del penultimo disco solista apre a due pezzi del nuovo album: “The girl in the yellow dress” puro jazz (e un pelo stona in questa scaletta), “Today”, corale e funk. Poi arrivano due pezzi da novanta come la sperimentale “Sorrow”, che non invecchiata di un giorno dal 1987, e la dionisiaca “Run like hell” con tutta la band ad indossare gli occhiali scuri. Potrebbe finire tutto qua, ce ne sarebbe gi abbastanza per nutrire i ricordi per gli anni avvenire, ma i bis trasformano il concerto in un evento: “Time”, “Breathe” e “Comfortably numb”. E le parole non bastano pi.