Galan, al capolinea la marcia dell’ex Doge

Galan, al capolinea la marcia dell’ex Doge

LA STORIA

Galan, al capolinea la marcia dell’ex Doge

Da Publitalia al Mose, dalla presidenza del Veneto al celebre Io sono il Nordest. Si chiude la carriera politica dell’ex governatore

VENEZIA Millecentoquarantanove giorni. Tanto durata l’avventura parlamentare di Giancarlo Galan, che nonostante sia stato assente al 74,9% delle votazioni (per le note ragioni, agli arresti dal 22 luglio 2014) fino a mercoled poteva ancora vantare la 364esima piazza nell’indice di produttivit dei deputati, una pi che onorevole mezza classifica. E in effetti da che era stato eletto a marzo 2013, sempre per i colori di Forza Italia, Galan si era dato piuttosto da fare, prendendo molto sul serio il nuovo ruolo di presidente della commissione Cultura (scranno a cui teneva a tal punto da abbandonarlo soltanto nel luglio scorso, dopo lunghe insistenze e feroci polemiche, quando gi aveva patteggiato ed era ai domiciliari da otto mesi): sette progetti di legge portano in testa la sua firma, tra questi uno per la disciplina dell’unione omoaffettiva depositato due anni prima della legge Cirinn e per dire, se la Basilica palladiana di Vicenza oggi pu fregiarsi del titolo di monumento nazionale il merito suo e di una leggina fatta approvare giusto un paio di mesi prima che esplodesse lo scandalo del Mose.

Ma c’ da star sicuri che, leggendo, lui avrebbe di che ridire e forse pure sacramentare. Sono infatti ben altri i successi di cui si sempre vantato e che amava elencare tra gli applausi prima di diventare, almeno secondo alcuni parroci di Padova, l’incarnazione del Maligno, lui che era finito in libreria come l’incarnazione del Nordest: Il Passante, il rigassificatore, una sanit modello per l’intera Europa, un sistema industriale in grado di competere con il Baden-Wrttemberg e le-de-France. Tutte medaglie risalenti alla sua prima vita politica, che poi anche l’unica che abbia mai davvero riconosciuto ed esibito: quella da governatore del Veneto. Un’immedesimazione tale con la carica, che per tre volte fu eletto a Roma prima del 2013 e per tre volte rinunci: da deputato nel 1994 – e l’anno dopo si candid in Regione – poi da senatore nel 2006 e nel 2008, quando fece da traino alle liste di Forza Italia. Per convincerlo a mollare Palazzo Balbi al leghista Luca Zaia, nel 2010, dovettero farlo prima ministro dell’Agricoltura (Il ministero delle mozzarelle come lo sminuiva lui, quando ad occuparlo era proprio Zaia) e poi della Cultura, ruolo che ricopr con un po’ pi di entusiasmo affiancato dallo storico portavoce Franco Miracco, ma pur sempre controvoglia.

In entrambi i casi, comunque, distinguendosi per lo spiccato approccio liberale, fosse a favore degli Ogm nei campi o del mecenatismo privato nell’arte. D’altronde quella la famiglia da cui proviene, lui che da ex studente di giurisprudenza con master alla Bocconi, a 38 anni era gi direttore centrale di Publitalia ’80 con Marcello Dell’Utri (se avete presente Stefano Accorsi nella serie 1992 rende l’idea): Anni fantastici quelli – ha ricordato diverse volte – donne meravigliose, soldi a palate, ci divertivamo come pazzi. Per convincere un cliente a fare pubblicit sulle tiv di Berlusconi eravamo capaci di portarlo una settimana a giocare a golf in Costa Azzurra. Se dovessi guardare allo stipendio, io a fare politica ci ho rimesso, altro che. Sta di fatto che proprio sotto la regia di Dell’Utri nel 1994 comincia a mettere in piedi Forza Italia in Veneto, con l’aiuto di tanti amici industriali, di quel club elitario e minoritario che era il Pli di Luigi Migliorini, Niccol Ghedini, Fabio Gava, Enrico Marchi e, si sussurra, pure dei fratelli massoni del Grande Oriente d’Italia.

L’anno dopo decide di lanciarsi in prima persona nell’avventura, candidandosi presidente della Regione e sospinto dall’onda del nuovismo berlusconiano post Tangentopoli batte il favorito della vigilia, il professor Ettore Bentsik, ex sindaco Dc di Padova, presidente della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, componente di svariati e importanti consigli di amministrazione, il deputato leghista Alberto Lembo e il comunista Paolo Cacciari. Quest’ultimo il fratello di Massimo, per quindici anni il vero (l’unico?) antagonista politico di Galan in Veneto, col quale ha duellato un’infinit di volte sul Mose, trovando peraltro qualche conferma a Palazzo di giustizia, e contro il quale ha provato a candidarsi nel 2000, finendo inesorabilmente sconfitto (Ma mi ha sempre affascinato, Cacciari stato l’avversario pi ostico). La stessa sorte che tocc cinque anni dopo a Massimo Carraro, l’industriale dei gioielli Morellato, nonostante il tentativo di sgambetto del tycoon di Antenna Tre, Giorgio Panto, e del suo Progetto Nordest. Galan ormai per tutti il Doge, soprannome un po’ inflazionato (prima di lui tocc a Bernini e a De Michelis) che si appaia a quello di colosso di Godi per naturale inclinazione alla bella vita che trova la sua plastica rappresentazione nel matrimonio con Sandra a Villa Rodella, nel giugno 2009. A rendere omaggio tutto, ma proprio tutto il Veneto che all’epoca contava e che poi l’ha rapidamente disconosciuto.

Perfino Villa Rodella oggi andata perduta, confiscata dallo Stato a ristoro di quanto Galan avrebbe intascato con le tangenti del Mose. Adesso vivo con 5 mila euro al mese – ha detto qualche tempo fa, accaldato sotto un ventilatore – per uno come me, abituato a 12 mila, non facile. Ora che decaduto da parlamentare non prender manco quelli, dovr riaggiustare il bilancio familiare. I testimoni di nozze furono Dell’Utri e Berlusconi e a ben vedere stato quest’ultimo, ben prima del voto di mercoled in parlamento, a scrivere la parola fine alla vita politica di Galan, costringendolo a cedere il passo all’odiato alleato leghista, a lasciare il Veneto, che per lui era tutto. Galan, che solo al fu Cavaliere aveva sempre mostrato obbedienza (Gli devo tutto, come potrei abbandonarlo?), la prese alla sua maniera, citando Talleyrand: Considero quanto avvenuto peggio di un tradimento, e cio un errore. Poi tent di rimettersi in pista, candidandosi perfino alla successione nelle fantomatiche primarie del Popolo delle Libert del 2012. Ma lo fece alla sua maniera, quasi per scherzo, con un tweet. Alla Galan. Era un modo per fare un po’ di casino, per far impazzire un po’ di gente svel poi, ridacchiando. Ma il casino, quello vero, era ancora di l da venire. E ci sarebbe stato ben poco da ridere.