Flavio Tosi finirà per mettersi d’accordo con Matteo Renzi

Flavio Tosi finirà per mettersi d’accordo con Matteo Renzi

E Flavio Tosi? Il sindaco di Verona tra poco, il 7 maggio, entrerà nell’ultimo anno di mandato, e qualcuno, in Veneto e non solo, si chiede quale possa essere il suo futuro politico aldilà del suo piccolo movimento, Fare. Tosi lo fondò l’anno scorso quando, dopo essere stato cacciato dalla Lega, per mano di Matteo Salvini, si portò dietro un pugno di parlamentari padani, sei, fra senato e camera. Il suo autonomismo temperato, il suo pragmatismo, la sua propensione a dire chiare le cose, sfuggendo il politichese, avvicinano molto Tosi a Matteo Renzi, del quale il veronese ha la velocità di decisione ma non la propensione alla gigioneria, pur essendo di soli sei anni più vecchio. E di Renzi, Tosi ha un po’ copiato il modello organizzativo, creando anche lui la sua fondazione, «Ricostruire il Paese».

D’altra parte il sindaco della città dell’Arena è stato, a suo modo, un precursore del Partito della nazione, lanciando una sorta di «partito del comune» che ha attratto voti e ceto politico da destra e dal centro, ridimensionando la Lega e schiantando l’allora Pdl, che si ritrovò sotto il 6%. I due, Tosi e Renzi, si sono simpatici, come hanno dimostrato le occasioni pubbliche che hanno visto il premier a Verona e, almeno una volta, il sindaco a Palazzo Chigi. E quando nel 2014, il Cipe sbloccò i finanziamenti per il filobus scaligero, opera a cui il primo cittadino teneva particolarmente, il renzianissimo sottosegretario Luca Lotti gli telefonò in anteprima la notizia, facendo imbufalire il Pd veronese.

Tosi, per caratteristiche personali e per azione politica, sarebbe perfetto per il Partito della nazione, se solo Renzi si decidesse a farlo. E nell’attesa, i tosiani alle camere votano spesso a favore del governo. Il nodo del soggetto politico nuovo non è banale perché, rimanendo immutata la nuova legge elettorale, il premio maggioritario alla lista e non alla coalizione renderà proibitive le alleanze. Certo, in molti, soprattutto al centro, sperano che, alla fine, Renzi ci ripensi, che la formula della legge elettorale venga cambiata perché, allo stesso tempo, dubbi vengono avanzati anche sul doppio turno, che potrebbe consegnare l’Italia al M5s. Ma se l’Italicum non cambiasse, resterebbe solo la possibilità un partito nuovo, in cui, anche chi non fosse postcomunista e postdemocristiano, come Tosi, potrebbe confluire.

E se anche Renzi non parla più del Partito della nazione, a farlo nascere ci penserà la supercoalizione antirenziana al referendum di ottobre. Lo schieramento trasversale, Lega-M5s-«sinistrasinistra», creerà per differenza, il Partito di Renzi. E i Tosi, ma anche i Denis Verdini e gli Angelino Alfano ringrazieranno.

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