È polemica sul burkini: via da piscine e spiagge

È polemica sul burkini: via da piscine e spiagge

Hijab e burqa sono stati proibiti all’interno degli ospedali dallo scorso mese di gennaio, ma ora una nuova battaglia potrebbe accendersi di fronte ai «burkini» (o burqini), i nuovi costumi da bagno creati per le donne musulmane che coprono tutto il corpo ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi – secondo i dettami della religione islamica -, ma sufficientemente leggeri da permettere di nuotare.

L’idea e la realizzazione hanno visto come protagonista Aheda Zanetti, stilista australiana ma di madre libanese che ha disegnato i primi modelli per la compagnia «Ahiida». L’aspetto è simile a quello di una muta subacquea dotata di cappuccio, ma più flessibile. Un capo che a Brescia non sta ancora spopolando, come confermano i pochi casi segnalati ad oggi dai gestori delle piscine cittadine, a distanza di sette anni dalla prima «apparizione» avvenuta a bordo di una piscina di Verona. Quest’anno non sono stati segnalati casi specifici nelle piscine bresciane, mentre lo scorso anno si era verificato qualche sporadico episodio. Accompagnato da sguardi carichi di stupore e perplessità che ora potrebbero riflettersi anche sul mondo politico per «questioni di sicurezza».

IN FRANCIA il premier francese Manuel Valls si è già schierato apertamente contro l’utilizzo del costume in quanto «incompatibile coi valori della nazione e della Repubblica», mentre in Italia è la Lega Nord a voler seguire l’esempio transalpino promuovendo già a settembre una mozione al Pirellone circa il divieto di utilizzo del famigerato burkini in spiagge, piscine e all’interno dei centri acquatici lombardi. È il consigliere regionale Fabio Rolfi a farsi portavoce della nuova iniziativa mirata ad una maggior sicurezza dei cittadini. «A settembre presenteremo una mozione per chiedere alla Giunta regionale, proprio come avvenuto circa il divieto di burqa negli ospedali lombardi, di essere ancora una volta innovatrice in materia di sicurezza e lotta all’islam radicale, proponendo che anche nei luoghi del turismo lombardo venga impedito l’utilizzo del burkini». Ad oggi nessuna legge vieta alle donne di fede musulmana di poter sfoggiare il proprio costume in spazi chiusi come le piscine o all’aperto sulle spiagge italiane.

«PUR IN ASSENZA di competenze legislative dirette si può pensare ad una serie di azioni per giungere allo stesso risultato, ossia quello di chiarire alla comunità musulmane presenti in Lombardia che qui non c’è spazio per la legge islamica. Integrazione significa accettare e condividere le regole, i valori e le leggi esistenti a casa nostra. Occorre agire a livello regionale in modo corale e bisogna combattere questa pericolosa ideologia politica che, con la scusa della religione, teorizza l’asservimento della donna; queste idee non possono trovare nessuno spazio di tolleranza o accettazione sul nostro territorio». La battaglia è appena iniziata.