del Banco sì al bilancio (ma anche alle fusione con Bpm). Saviotti …

del Banco sì al bilancio (ma anche alle fusione con Bpm). Saviotti …

Il ceo del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti (Ansa)Il ceo del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti (Ansa)

Il bilancio, il primo in utile (per 430 milioni) e con dividendo degli ultimi quattro anni, è stato approvato con uno scontato plebiscito. Ma tra i 7mila soci riuniti in assemblea tra Lodi, Verona e Lucca si è parlato soprattutto del progetto di fusione con la Popolare di Milano: qui non c’era da votare, ma il sostegno dei soci – dopo l’endorsement del Governo – è parso altrettanto netto.

«Il nostro obiettivo è quello di portare a termine questa benedetta fusione (tra Banco e Bpm, ndr) non perché l’apprezza il Governo ma perché è una scelta utile e importante per il futuro», ha detto il ceo del Banco, Pierfrancesco Saviotti, rispondendo alle domande dei soci. Che, com’era prevedibile, si sono concentrate più sulle prospettive di integrazione con Piazza Meda che sul bilancio, formalmente al centro dei lavori assembleari. A cui, per la prima volta, ha preso parte un osservatore Bce: Ilze Rainska, coordinatrice del joint supervisory team, ha seguito i lavori seduta in prima fila accanto al dg Maurizio Faroni.

Tra i numerosi interventi dei soci, quello del presidente dei Giovani industriali di Confindustria, Marco Gai («È il momento di spingere per la modernizzazione del Paese, e il consolidamento del settore bancario è un fattore di competitività per tutto il sistema economico, anche nella componente industriale») e del sindaco di Verona, Flavio Tosi («Oggi poteva essere la giornata in cui si festeggiava la fusione, però bisogna continuare a guardare con ottimismo: credo che gli organi dirigenti stiano lavorando all’unisono a un progetto valido per i territori»). Alle 13, quando si è votato per il bilancio e il dividendo, nelle tre sedi erano presenti circa 10mila soci, 39mila contando le deleghe, per il 15% del capitale: a Lodi, sede principale, c’erano 3.200 mila persone, tra cui il vice presidente del Pd, Lorenzo Guerini, politici locali, imprenditori e anche Fondazione Cariverona, piccolo (per ora) socio che continua a guardare con interesse all’evoluzione dei cantieri popolari.

«Ora è il momento di guardare avanti, di pensare al futuro valutando tutte le possibilità che il mercato ci offre per una crescita costante, che noi abbiamo pensato di coltivare in coppia, convinti che un percorso con un soggetto che ha il nostro stesso Dna possa portare vantaggi per tutti gli stakeholder e azionisti», ha detto Saviotti aprendo i lavori. Il manager ha ricordato le difficoltà che il progetto sta incontrando con la Bce (in particolare l’approccio «non facilmente comprensibile») ma ha anche aggiunto che «ci stiamo avvicinando sempre di più alle richieste della Vigilanza. È ragionevole ritenere che riusciremo a favorire una felice conclusione, nell’interesse di tutto il sistema, nostro e della Popolare di Milano». Saviotti ha anche segnalato che nell’istituto comunque «ci siamo da tempo attrezzati per affrontare con serenità anche una situazione in cui dovessimo rimanere da soli, che ci vedrà rimanere sul territorio, con le caratteristiche distintive di una banca popolare quale siamo».

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Bpm, Milano, Lodi, Fondazione Cariverona, Bce, Maurizio Faroni, Marco Gai, Flavio Tosi, Verona, Pd, Banco Popolare, Confindustria, Banca Popolare, Ilze Rainska, Pierfrancesco Saviotti, Fusioni e Acquisizioni