Coldiretti ei politici: Stop a embargo russo

Coldiretti ei politici: Stop a embargo russo

Le bandiere gialle dell’associazione da far sventolare assieme al tricolore. Cartelli e striscioni con le scritte “Putin facciamo la pace” o “L’Europa si nasconde, l’Italia ci mette la faccia!”. E ancora palloncini gialli nel cielo e una lunga fina di trattori.

Così Coldiretti ha radunato a Verona diecimila produttori e allevatori che hanno gremito il Cattolica Center per la manifestazione di protesta contro l’embargo russo.

In prima fila il ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, il governatore del Veneto, Luca Zaia, e decine di sindaci con la fascia tricolore a testimoniare il legame indissolubile con il territorio e la piena solidarietà ad un comparto che sta scontando duramente la guerra commerciale con la Russia.

Le cifre del primo bilancio dell’embargo, presentato oggi, sono pesanti: in quasi due anni (ma è destinato a prolungarsi almeno fino alla fine del 2017) il taglio delle esportazioni è stimato in oltre 600 milioni di euro, la metà per il totale azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi italiani interessate direttamente dall’embargo. “Soprattutto questa situazione oggi rischia di aggravarsi con Brexit, con la svalutazione della sterlina e con la messa a rischio di un mercato, quello della Gran Bretagna, che per noi italiani rappresenta il quarto mercato estero di sbocco per il nostro agroalimentare” ha dichiarato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, che guida un milione e 300mila iscritti.

Un timore, quello delle conseguenze post Brexit, subito stoppato dal ministro Martina che ha invitato a “non esagerare”, sottolineando che si tratta di “scelte di ambito internazionale di cui l’Europa è protagonista, che noi non possiamo mettere in discussione in ragione della delicatezza del problema di politica estera”.

Tuttavia Maurizio Martina ha riconosciuto che “l’embargo russo soprattutto per alcuni settori è stato oggettivamente un grande problema”.

Il presidente Moncalvo ha però posto l’accento sui pericoli dalla contraffazione, ribadendo che “dobbiamo agire per andare oltre questa situazione, riprenderci gli scaffali dei supermercati russi che oggi sono pieni di prodotti che richiamano l’italianità che sono dei falsi, tutti prodotti rigorosamente in Russia”.

Mele, pesche, kiwi, uva da tavola, Grana Padano Dop e Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dopo e di San Daniele Dop, sono i principali prodotti Made in Italy che non possono più finire nei negozi, ristoranti e sulle tavole in Russia.

“Le leggi si dovrebbero fare sempre in rapporto ai benefici che assicurano” ha detto il vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, chiedendosi “che beneficio finora ha assicurato questo sistema di embargo?”. “ L’impressione – ha aggiunto – è che non abbia portato benefici, ma più danni, da noi e da loro”.

“Sono questioni da superare con il buon senso, invece certi freni poi logorano tutti e soprattuto creano sfiducia” ha concluso il prelato.

Per il governatore del Veneto, Luca Zaia, “è una battaglia, ma la vinciamo”, mentre il sindaco di Verona, Flavio Tosi, nel suo intervento di benvenuto ha posto l’accento “sull’assoluta mancanza di buon senso in Europa, non di tutti, ma di quei rappresentanti istituzionali che non dovrebbero fare demagogia e populismo. L’interesse nazionale è sopra tutto”. Fino all’affondo sulla Brexit: “Quello che è successo in Inghilterra rischia di essere pagato da tutti. Una scelta illogica, insensata, è come quello che per fare dispetto alla moglie si taglia i cosiddetti”.