Cattolica: 3,3 milioni alla coppia Mazzucchelli-Bedoni

Cattolica: 3,3 milioni alla coppia Mazzucchelli-Bedoni

«Il management ha segnalato che nell’esercizio in corso la compagnia proseguirà secondo le direttrici del Piano di impresa 2014-2017 sia in termini di progettualità, sia in termini di andamento reddituale della gestione assicurativa, nonostante un contesto caratterizzato da forte competitività e penalizzato dalle pesanti svalutazioni resesi necessarie per la perdita di valore delle partecipazioni bancarie». Un linguaggio criptico per dire che a Cattolica Assicurazioni – la compagnia nata in Riva all’Adige qualcosa come 120 anni fa e che raggruppa tutta la Verona che conta, da quella religiosa a quella politica a quella imprenditoriale – le operazioni non hanno dato l’esito sperato. Tanto da far dire all’amministratore delegato Giovan Battista Mazzucchelli che «al netto di plusvalenze straordinarie realizzate con la vendita di alcuni titoli in portafoglio, tra i quali le quote di minoranza di partecipazioni non strategiche, l’utile netto consolidato nel 2015 sarebbe stato di 161 milioni».

Nonostante questo, nessun consigliere di Cattolica (e tra loro ci sono anche dei “doppioni” in Fondazione Cariverona), ha avuto compensi inferiori a 100 mila euro, numerosi sono finiti al di sopra dei 300 mila. L’amministratore delegato nel 2014 ha guadagnato 2 milioni e 158 mila euro. Il presidente, Paolo Bedoni (in foto), si è assestato su un remunerazione di 1,2 milioni (una cifra molto alta che dà da pensare, anche perché, paradossalmente, inferiore a quella percepita quando era presidente di Coldiretti: 1.373.813 euro). Ai soci, in vista dell’assemblea del 16 aprile, è stato confermato un dividendo 0,35 euro per azione. Il clima sarà come al solito disteso, anche se attorno a Cattolica c’è sempre un gran movimento. La compagnia ha comunicato che nelle sedute comprese tra il 15 e il 17 marzo ha acquistato 59 mila azioni proprie, al prezzo medio di 6,2 euro per azione per un controvalore complessivo di oltre 366 mila euro. Inoltre, negli stessi giorni, ha venduto 29 mila azioni proprie al prezzo medio di 6,21 euro per azione, con un controvalore di oltre 180 mila euro.

Utile netto a parte, a Nordest sono in attesa di capire cosa succederà alla Popolare di Vicenza, che per la Cattolica rappresenta una partnership strategica. L’istituto berico è il primo azionista di Cattolica con il 15, 07% con due posti in Consiglio. L’accordo tra la compagnia di assicurazione e la Banca Vicentina prevede infatti che questo possa essere disdetto se e quando la BpVi cessi la natura popolare cooperativa, passaggio al quale sono state costrette le maggiori banche popolari dal decreto Renzi. Situazione evitata invece da Cattolica. Alla quale BpVi non intende rinunciare: l’ad Francesco Iorio ha detto e ridetto che l’istituto vicentino dismetterà tutto il dismettibile, tranne, appunto, la Cattolica.

Bedoni presenterà una lista di 18 consiglieri e toccherà all’assemblea ratificare la lista che confermerà il ticket Bedoni-Mazzucchelli. Ciò che conta però sono gli intrecci. Già era accaduto nel 2013, quando le nuove regole avevano vietato gli incroci di poltrone tra banche e compagnie di assicurazione e che avevano costretto Gianni Zonin, allora presidente della BpVi azionista di Cattolica, a lasciare la vicepresidenza (di cui oggi è titolare Enrico Maria Ambrosetti, che di Zonin é l’avvocato). In quel pericoloso incrocio di svalutazioni, Cattolica ha lasciato sul terreno 48 milioni. E’ comprensibile, dunque, la cautela espressa da Mazzucchelli riguardo l’ipotesi che la compagnia partecipi agli aumenti di capitale. In una terra agricola come quella veronese fa comunque specie che un coldiretto navigato come Bedoni si sia fatto irretire dalle azioni finanziarie di un altro viticoltore come Zonin. Una disputa a distanza, dal sapore di vino. Con retrogusto amaro.

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