Caso Leardini, Di Pietro: «paga conseguenze dell’onestà»

Caso Leardini, Di Pietro: «paga conseguenze dell’onestà»

L’Università di Verona ha ospitato l’ex magistrato Antonio Di Pietro per una conferenza su «Corruzione e mancato sviluppo». Nell’occasione, come si legge sull’Arena, l’ex leader dell’Italia dei Valori – invitato dal “nostro” professore Sergio Noto – ha risposto a molte domande sul suo futuro e sul suo passato. E dice che «no», non tornerà a fare politica, così come non tornerà in magitratura: «Dopo che sei diventato un giocatore, non puoi rimettere i panni dell’arbitro. O meglio, c’è chi lo fa, ma io non condivido. Se rifarei la scelta di lasciare la toga per scendere in politica? Sinceramente non lo so».

E allora, chi è oggi e che cosa fa Antonio Di Pietro? «Resto un avvocato. E oggi sono un manager: dell’autostrada Pedemontana Lombarda. Ho molto lavoro». Ma rimane battagliero, e lo si scopre quando commenta la vicenda dell’imprenditore Alessandro Leardini, che, dopo aver denunciato l’ex vice sindaco di Verona Vito Giacino, fatica a lavorare, ostacolato dalla politica. «Comprendo lo sconforto di questo imprenditore. Ho provato sulla mia pelle a pagare le conseguenze dell’onestà, con la netta impressione che non ne sia valsa la pena. Tutti vorremmo che gli altri esercitassero il dovere civico della denuncia. Poi però lasciamo soli coloro che lo applicano. Rispondo all’imprenditore con la frase che mi disse mia sorella, quando io mi lamentavo: hai fatto il tuo dovere, ed era giusto così».

Sull’attualità, Di Pietro rilancia la necessità di «un nuovo codice degli appalti. L’attuale, che pur ci voleva, va snellito dalla macchinosità e dalle tante sovrapposizioni che oggi prevede». Poi sono diversi i motivi di amarezza: dal debito pubblico, «frutto della corruzione», che continua ad aumentare, alla lentezza dei processi («Non ci sono abbastanza magistrati: ignavia o volontà?»), fino alle opere pubbliche. «È più urgente il ponte sullo stretto o l’adeguamento sismico delle scuole? », si chiede Di Pietro. «Mi distrugge constatare che la gente non crede più a niente – conclude – non ha torto. Ma non doveva andare così».

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