Burkini incompatibile con i valori della Francia, piovono multe: l’Italia …

Burkini incompatibile con i valori della Francia, piovono multe: l’Italia …

Burkini incompatibile con i valori della Francia, vietato l'Italia divisa, è polemica

E’ ancora polemica sul burkini, considerato incompatibile con i valori della Francia, in quanto non è un costume da bagno ma l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna, è questo quanto dichiarato dal Premier francese Manuel Valls il quale ha espresso in questo modo sostegno per il bando emesso da alcuni comuni francesi per il burkini in spiaggia.”E’ urgente aiutare l’Islam in Francia a sbarazzarsi di coloro che lo minano dall’interno”: l’appello del premier francese, Manuel Valls, il quale ritiene che l’Islam abbia “trovato il suo posto nella Repubblica” ma che “di fronte all’aumentare del jihadismo” c’e’ “urgenza” di “un patto vero e proprio” con quella che e’ la seconda religione del Paese. Il primo esponente ad esprimersi in tale maniera era stato il Ministro dei Diritti delle donne Laurence Rossignol, d’accordo con la necessità di combattete il burkini. Proprio nei giorni scorsi, tre donne sarebbero state multate a Cannes con un’ammenda di 38 euro, per essere andate in spiaggia con addosso il burkini. Ad oggi, sembrano essere soltanto tre le città francesi che hanno messo al bando il Burkini per motivi di sicurezza dopo gli attacchi terroristici nel paese.

Stando a quanto emerso pare che i casi più eclatanti, rimbalzati sulla cronaca in Italia riguardano soprattutto l’uso del burkini in piscina, con donne musulmane tutte coperte nelle piscine pubbliche viste più volte, quai sempre contornae da sguardi perplessi; una delle prime donne a presentarsi con il burkini in piscina si è verificato a Verona nel 2009, e all’epoca dei fatti questo sollevò molta curiosità ed anche qualche protesta da parte di alcune mamme impaurite per i propri bambini ed interpellato il direttore dell’impianto, questo pare non abbia invitato la giovane a lasciare la piscina. Altro episodio, sarebbe avvenuto quasi in contemporanea a Varallo in provincia di Vercelli, dove invece scoppiò una polemica infinita e proprio in quell’occasione, l’allora sindaco Gianluca Buonanno, scomparso recentemente, aveva deciso di vietare il burkini in tutte le piscine e lungo i fiumi ed i torrenti presenti nel territorio di Varallo Sesia.

Altri episodi sarebbero avvenuto lo scorso anno e qualche altro all’inizio dell’estate in corso, e proprio in questi giorni, dopo la proposta di divieto del burkini in Francia, anche in Italia la vicenda è tornata all’ordine del giorno, tanto che il Ministro dell’Interno Angelino Alfano intervistato ha praticamente bocciato l’idea del divieto. “Le nostre risposte non devono mai diventare una provocazione potenzialmente capace di attirare attentati.Non mi sembra che il modello francese abbia funzionato per il meglio”. Con queste parole il Ministro Alfano ha praticamente fatto sapere di non voler assolutamente seguire la Francia nel divieto dei burkini.Il direttore dell’Osservatorio nazionale contro l’Islamofobia ha accusato alcuni politici francesi di utilizzare il dibattito sul burkini per stigmatizzare l’Islam: “É terribile vedere un primo ministro soffiare sul fuoco invece di cercare di spegnerlo”, ha commentato.

Fioccano i divieti, fioccano le polemiche, fioccano i dibattitti di società, gli scontri di civiltà, i ricorsi in tribunale e fioccano anche le prime multe sul burkini ormai fuorilegge su alcune spiagge di Francia. Le prime contravvenzioni sono state elevate sotto gli ombrelloni di Cannes, primo municipio ad aver emesso un’ordinanza contro il costume da bagno islamico. Su una decina di donne colte in flagranza di malcostume, almeno quattro hanno rifiutato di lasciare la spiaggia o di mettersi in regola e denudarsi braccia, gambe e capelli e dovranno per questo pagare una multa da 38 euro (Rachid Nekkaz, imprenditore, musulmano, di Cannes si è però già offerto di saldare lui tutte le ammende, in nome della libertà delle donne).

Dal 28 luglio, da quando il sindaco conservatore di Cannes David Li- snard ha emesso il suo decreto sulle misure dei costumi da bagno, le interdizioni di burkini si sono estesi su molti litorali: in Costa Azzurra, oltre a Cannes, il bagno è ormai consentito solo se debitamente scoperti anche a Mandelieu-La Na- poule, Villeneuve-Loubet, Cap-d’Ail. A Nord, vietato coprirsi in spiaggia anche al Touquet. Fin qui, a firmare i decreti sono stati sindaci di destra dei Républicains. Ma analoghe regole di abbigliamento sono state adottate anche dal sindaco socialista di Sisco, in Corsica, e di Oye-Plage, all’estremo Nord, sulla Manica.

Le polemiche si sono moltiplicate di pari passo con i divieti, si sono estese oltre confine, in Spagna, Germania e anche in Italia, e sono destinate ad aumentare dopo le esternazioni di ieri del premier socialista Manuel Valls. Che non poteva essere più chiaro: il costume da bagno super-intero che rispetta i precetti islamici dell’Awra sulle parti del corpo da coprire è semplicemente «incompatibile con i valori della République e davanti alle provocazioni, la République deve difendersi». Per Valls, non stiamo parlando di un semplice capo da spiaggia, «di una moda», ma «dell’idea che per natura le donne sarebbero indecenti, impure e che dovrebbero dunque essere totalmente coperte», è la «traduzione di un progetto politico, di un progetto di contro-società, fondata in particolare sull’asservimento della donna». Valls esprime dunque il suo «sostegno» ai sindaci (e pazienza se la maggior parte sono di destra) che hanno deciso di firmare ordinanze anti-burkini, ha detto di capirli, perché «in questo periodo di tensione hanno voluto cercare soluzioni ed evitare problemi di ordine pubblico».

«Li sostengo – ha aggiunto in un’intervista al quotidiano La Provence – se sono motivati dalla volontà di incoraggiare la convivenza civile, senza retropensieri politici». Il premier ha comunque tenuto a precisare che, al contrario dei segni religiosi ostentatori, vietati in tutte le scuole del paese, e del velo integrale, vietato in tutti i luoghi pubblici, sul costume da bagno lo Stato non intende legiferare. «Non credo – ha detto Valls – che regole generali di prescrizione vestimentaria possano essere una soluzione». In compenso, ha invitato le autorità musulmane «a condannare il velo integrale e gli atti di provocazione che creano le condizioni dello scontro».

Dubbi, idee e dibattiti sono arrivati anche in Italia, dove qualche burkini sarebbe stato avvistato a Desenzano e in una piscina di Lodi, senza però grosse conseguenze. Se il ministro dell’Interno Alfano ha prudentemente sostenuto che un divieto per legge del bikini è inopportuno perché potrebbe avere l’aria di una provocazione in questo periodo di violenze e attentati, la Lega, con Matteo Salvini in testa, chiede la linea dura e tolleranza zero.«È un simbolo di arroganza, di sopraffazione e violenza nei confronti delle donne» dice il Carroccio, che auspica una legge quadro sull’islam che preveda, oltre al divieto del burkini e del velo integrale, anche un albo degli Imam, un registro delle moschee e il reato di apologia della sharia.
In attesa di regolamenti per le spiagge italiane, quelli in vigore sui lidi francesi stanno già finendo davanti ai giudici. Il Tar di Nizza ha respinto il ricorso presentato dal Collettivo contro l’islamofobia in Francia, che aveva chiesto la sospensione immediata dell’ordinanza anti-burkini in quanto «violazione grave alle libertà individuali». Il ricorso è ora davanti al Consiglio di Stato, che dovrà decidere se coprirsi braccia, gambe e capelli sulla spiaggia sia da considerarsi anticostituzionale.