Benni: Il mio Bar Sport, simbolo dell’Italia che sa sognare

Benni: Il mio Bar Sport, simbolo dell’Italia che sa sognare

QUASI tutti sanno che Bar Sport non è il mio libro preferito. Bel modo di iniziare una prefazione, dirà qualcuno. Ma è l’unico modo leale. Il rispetto e l’affetto che uno scrittore deve alla sua opera e ai suoi lettori riguarda non solo l’entusiasmo del successo, ma anche la consapevolezza dei suoi limiti. So che la mia scrittura si è molto allontanata dai meccanismi comici, semplici e efficaci di quel libro, scritto a ventisei anni. E sono contento di avere scritto libri diversi, più complessi, più pensati, di aver affrontato sfide e rischi, e di amare Blues in sedici, Saltatempo o Di tutte le ricchezze molto più di Bar Sport. Ma Bar Sport è letto da quarant’anni. E una parte dei lettori mi conosce solo per questo libro, spesso saltando a piè pari gli altri trenta. Quindi mi devo interrogare e capire cosa, a distanza di anni, rende queste pagine così vive.
Certamente ogni volta che lo rileggo, specialmente a alta voce in qualche incontro o reading, mi accorgo che contiene un grande piacere della comicità. C’è il gusto della battuta, dell’invenzione, c’è il sapore, appunto, dei bar e delle comunità di una volta. Quei convivi pre-televisivi, volgari o nobili, ma comunque autoprodotti, dove ognuno era attore e spettatore. Questo amore della comicità non mi ha mai abbandonato, ho solo cercato altre strade, per me più stimolanti e meno semplici. Ma la semplicità, quando non diventa banalità, è uno stato di grazia del comico. Credo che alcuni lettori amino, appunto, la semplicità di Bar Sport, e del mondo che ha ispirato quelle pagine.



Mi chiedono spesso se il bar Sport non esiste più, e ogni volta rispondo con difficoltà. Credo che esistano ancora luoghi dove si può stare insieme per divertirsi e raccontare. Ma quel luogo mitico di narrazione orale e ascolto forse si è estinto. È raro come i panda, bisogna cercarlo in qualche piccolo paese o in periferia. La televisione e i suoi derivati hanno impoverito la capacità di ironia degli italiani. (Come ripeto spesso, nel nostro paese non è aumentato il senso dell’umorismo, ma il consumo bulimico di prodotti definiti umoristici). Inoltre il Bar Sport era un luogo non solo di cori e risate, ma anche di attenzione e silenzio. Il silenzio necessario per raccontare e ascoltare. Oggi il silenzio terrorizza, o vive incarcerato nelle cuffie. Ogni bar, ogni ristorante, ogni discoteca, ogni raduno bombarda musica e immagini. Come se, senza questa colonna sonora, non avessimo più nulla da dirci. Ed ecco il punto.

Il bar Sport è amato da molti perché ricorda qualcosa di felice, ma soprattutto che ricordiamo come felice. Abbiamo nostalgia di qualcosa che forse non è esistito veramente, e non in quel modo. La Luisona, ha detto un mio amico filosofo, è un sogno di abbondanza, il ricordo di tempi in cui si sperava veramente che ci sarebbe stato di più, e per tutti. Un piccolo, onesto desiderio di miglioramento, non solo avidità o spreco.

Questa nostalgia e questa voglia di fermare il frastuono del mondo e della tecnica credo sia alla base dell’affetto per Bar Sport. Ma ci sono stati tanti altri modi e luoghi per stare insieme e sperare, nella storia del nostro paese, tempi di indignazione, di desiderio, nella società e nella politica, a cui ho dedicato altri miei libri. Non dimentico questi rari momenti in cui si è riusciti a sognare insieme. La letteratura parla di questi tempi pieni di idee, e anche degli orrori e delle delusioni che spesso ne seguono. La scrittura sa guardare il meglio e il peggio della storia, non traccia bilanci affrettati, non li liquida come spettacoli senza più audience. Non promette il “nuovo” della politica, ma il “pensare di nuovo” dell’intelligenza di ognuno di noi.

Perciò mi auguro che Bar Sport continui a essere letto, che faccia ridere e divertire. Ma soprattutto mi auguro che invogli qualcuno a avvicinare altri miei libri, anche se fanno ridere meno e sono più “complicati”. Prometto che, se ne leggete qualcuno in più, parlerò sempre bene di Bar Sport.

© Giangiacomo Feltrinelli editore Milano, 1997 – Edizione speciale agosto 2016