Attività sociali al posto della pena Boom a Verona

Attività sociali al posto della pena Boom a Verona

Attività socialmente utili come alternativa alla pena: a Verona crescita esponenziale nel 2016 della cosiddetta «Giustizia di comunità». 

Gli enti accoglienti sono stati 53 tra cui 34 Organizzazioni di Volontariato, due cooperative, 15 enti non profit, una fondazione e un’impresa sociale. Un dato più che raddoppiato rispetto al 2015. Le persone che durante lo scorso anno hanno iniziato la propria attività socialmente utile sono state 197. Le ore di servizio svolte da gennaio a dicembre hanno sfiorato quota 12mila. Si tratta di una media di oltre 30 ore al giorno, festivi compresi, svolti in vari ambiti del Terzo settore; dal socio-sanitario e assistenziale alla tutela dell’ambiente, dal culturale e ambientale alla protezione civile e alla cooperazione internazionale.

Nel 2016 molteplici sono state anche le attività svolte nelle associazioni che hanno spaziato dal supporto a disabili e anziani a servizi di manutenzione, giardinaggio, pulizie e mensa ma non solo. Le persone impiegate nei Lavori di pubblica utilità, Messa alla prova e Attività volontaria in alternativa alla detenzione – questi i tre ambiti in cui si articola la Giustizia di comunità – si sono occupate di trasporto di anziani e disabili, lavoro di segreteria, aggiornamento sito web, inserimento dati su supporti informatici, laboratori creativi e manuali. 

 

«Da quando il CSV ha stipulato la prima convenzione con il Tribunale di Verona, circa 6 anni fa, questo ambito si è molto ampliato e le richieste hanno registrato un iter crescente», spiega Chiara Tommasini, presidente del CSV. «Dati molto positivi ma che comportano, data la delicatezza del tema e il giusto rigore con cui deve essere trattato, un grosso lavoro che quotidianamente portiamo avanti con impegno, mettendo la competenza dei nostri consulenti a servizio delle Organizzazioni di volontariato».