A «La Verona Noir» si ricostruisce il caso Tommasoli

A «La Verona Noir» si ricostruisce il caso Tommasoli

Cosa spinge i giovani a cercare un leader negativo? Cosa li spinge a trasgredire, a violare le leggi con la supponenza di pensare che tanto resteranno impuniti? Era il maggio 2008 quando cinque veronesi aggredirono Nicola Tommasoli, un grafico che stava con altri due suoi amici. All’origine dell’episodio la richiesta di una sigaretta e il diniego di Tommasoli. Partì un ceffone, Nicola cadde a terra e gli venne dato un calcio.

 

Nicola da quel momento non riprese più conoscenza, morì tre giorni dopo in ospedale. Gli uomini della Digos in poche ore chiusure il cerchio attorno a cinque giovani di buona famiglia. In corte d’assise d’Appello Nicolò Veneri e Federico Perini sono stati condannati a undici anni e un mese; Raffaele Dalle Donne a sette anni e cinque mesi; Guglielmo Corsi a sette anni e dieci mesi; Andrea Vesentini a sei anni e nove mesi. Complessivamente sono state erogate pene per 44 anni e due mesi, 16 in meno di quanto aveva chiesto il procuratore generale Paolo Luca al termine della sua requisitoria nell’udienza.

 

Qualcuno ha finito di scontare, altri attendono la Cassazione, un altro ha chiesto di entrare in carcere considerato che la sentenza è definitiva. A «La Verona Noir», su Telearena, questa sera dop le 21, la conduttrice Silvia Beltrami assieme alla giornalista Alessandra Vaccari ripercorreranno quei giorni assieme al dirigente della Digos Luciano Iaccarino, al primo avvocato di Vesentini, Francesco Delaini e alla pedagogista Antonella Elena Rossi, che farà un’analisi dei giovani d’oggi. «Esiste un grande vuoto in questi ragazzi. Non possiamo parlare di noia. La noia in sè è creativa. I giovani hanno bisogno di identificarsi, e spesso lo fanno in leader negativi perchè quelli li fanno sentire invincibili».